Lo scaffale

Per una organizzazione come Cedocs è tra le cose più importanti sostenere chi sta studiando, chi si sta impegnando per acquisire nuove nozioni. Perchè sta andando a scuola o perchè vuole applicarle nella sua vita lavorativa.
In queste pagine sono riportati alcuni consigli importanti per chi studia.
Il testo è stato predisposto dallo psicologo dottor Stefano Di Carlo.

Per cominciare, ci pare utile, ad uso di chi sta studiando, un breve test perchè ci si possa rendere conto di quanto si è bravi a studiare (e quindi poter correggere le proprie modalità di studio per imparare meglio e con più facilità).

TEST : quanto sei bravo a studiare?

1. Quando mi sento indietro rispetto ai miei compagni, mi sforzo di colmare la lacuna senza che nessuno mi esorti a farlo

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

2. Continuo a studiare un argomento noioso, finchè non l'ho terminato

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

3. Appena inizio a studiare un nuovo argomento, prima do ad esso uno sguardo generale

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

4. Quando completo lo studio di un capitolo, lo ripasso più volte

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

5. I compiti per casa li eseguo all'ultimo minuto

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

6. Organizzo e schematizzo al più presto gli appunti presi durante le lezioni

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

7. Se non riesco a capire parte di un capitolo, mi scoraggio e non studio più per quella giornata

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

8. Mi viene difficile individuare le informazioni principali dell'argomento che sto studiando

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

9. Consulto il dizionario quando incontro parole che non conosco

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

10. Prima studio gli argomenti più interessanti e poi quelli noiosi

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

11. Quando non riesco a capire qualche concetto che trovo nel testo di studio, mi arrabbio

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

12. Quando studio un nuovo capitolo o libro, mi sforzo di trovare dei collegamenti con le informazioni che possiedo

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

13. Studio ciò che l'insegnante mi assegna, anche se non mi interessa

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

14. Mentre studio, mi alzo spesso dalla scrivania per telefonare, leggere il giornale, guardare la TV

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

15. Eseguo i compiti per casa che l'insegnante mi assegna

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

16. Quando non capisco subito un argomento di studio, mi scoraggio e passo ad un altro

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

17. Gli studenti che studiano un argomento a memoria ricevono voti più alti di chi li riferisce in modo personale

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

18. Quando leggo, torno anche indietro perchè non ho capito il significato di una frase

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

19. Sono convinto che molte materie sono inutili

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

20. Dopo aver preso un voto negativo, mi viene voglia di non studiare più

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

21. Ho difficoltà a mantenere a lungo la concentrazione

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

22. Ho i miei appunti in ordine, secondo la materia e l'argomento

mai
talvolta
spesso
molto spessosempre

23. Dopo ogni interrogazione, rifletto sulle lacune e sui punti forti della mia preparazione

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

24. Mi devo sforzare prima di iniziare a studiare

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

25. Normalmente prima studio, poi gioco

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

26. I capitoli lunghi li divido in sezioni più brevi

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

27. Gli oggetti che mi possono distrarre, li tengo lontano dalla scrivania

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

28. Faccio le ore piccole a studiare prima di ogni interrogazione

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

29. Leggo più lentamente di quanto vorrei

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre

30. Imparare a memoria gli argomenti, è il modo migliore di fare bella figura alle interrogazioni

mai
talvolta
spesso
molto spesso sempre


Ora hai il compito di calcolare il punteggio globale, eseguendo la somma dei punteggi che ti sei attribuito.
Attenzione però!
Ti abbiamo un po' imbrogliato le carte. Scusaci, ma lo abbiamo fatto per il tuo bene.

I numeri delle affermazioni sottolineati dovranno essere invertiti rispetto a quelli non sottolineati. Ciò vuol dire, ad esempio, che in questi casi il punteggio 1 varrà 4, mentre 2 varrà 3, 3 ovviamente 2 ed infine 4 varrà 1.

Una volta che avrai compiuto questa operazione esegui la somma. Se avrai ottenuto un punteggio inferiore a 80, ti conviene apprendere bene le tecniche per studiare e memorizzare.

Se, al contrario, avrai conseguito un punteggio superiore, seguici per migliorarti.



Tecniche per memorizzare 

Il sistema numerico-consonantico

1 diventa t (d) perchè la t è formata da un solo tratto;
2 diventa n (gn) perché la n ha due gambe;
3 diventa m;
4 diventa r perchè la r scritta a mano può somigliare a un 4;
5 diventa L (gl) perchè è il numero romano 50;
6 diventa c (g) dolce (cena, gelato) per somiglianza;
7 diventa c (g, qu) duro: cassette;
8 diventa f perchè la f scritta a mano somiglia a un 8;
9 diventa p (b) perchè la p rivolta all'indietro somiglia a un 9; 0 diventa z (s, sc), che è l'iniziale di zero. Le doppie consonanti valgono una sola cifra (puffo = 98).

Una volta assimilate queste regole, è facile trasformare qualunque numero in una parola.
Esempi di date di nascita e di morte (l'uno del millennio si trascura): Leopardi (1798-1837), Che puffo/ fu! Macchè! Dante (1265-1321), Nocciolo minuto

Per richiamare alla memoria puoi, inoltre, usare termini a cui agganciarti, parole-chiave e frasi in rima. Es: Per ricordare i grandi laghi italiani uso: MaGICo = Lago Maggiore, Garda, Iseo, Como.

Es: la frase: "ma con gran pena le reca giù", comprende tutti i nomi delle Alpi da occidente a oriente. Prova a trovarli!

Rime: Trenta dì conta settembre con april giugno e settembre etc.


La tecnica dei loci

E' la tecnica più antica utilizzata anche da Cicerone. Consiste nel fissare nella memoria la successione dei luoghi conosciuti della casa, o percorso concreto, collegando le informazioni da ricordare.

Lo puoi sperimentare con gli idilli leopardiani: A Silvia, Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta, Il Sabato del villaggio, Il passero solitario, Il canto notturno di un pastore errante per l'Asia. Il tema d'italiano

1) Nell'analisi della traccia devi tenere conto dell'argomento, della parola limite e della parola chiave. Esempio: Descrivi le cause dell'inquinamento della terra. Argomento = inquinamento; parola limite = cause e terra; parola chiave = descrivi.
2) Nella raccolta del materiale puoi utilizzare uno schema che ti possa agevolare nella visione d'assieme dell'argomento. Ti porto un esempio con questa ruota delle idee.


Il Tema

1) La prima stesura deve prevedere: introduzione, esposizione, conclusione. L'introduzione deve essere concisa e deve attirare l'attenzione di chi legge; l'esposizione deve seguire una scaletta di idee, un percorso logico; la conclusione deve essere, pure, breve, non in contrasto con l'introduzione e serve per chiudere in bellezza.
2) L'organizzazione del testo deve privilegiare la logica e l'incedere della trattazione dell'argomento.
3) Nella revisione finale devi "pulire" il testo da ripetizioni, frasi comuni, espressioni esagerate, tautologie, periodi troppo lunghi o corti, eventuali errori di distrazione.
4) Prima di presentare il compito è meglio curare la trascrizione dello stesso in bella copia. Una buona presentazione grafica facilita l'ottima impressione.

Ecco alcune possibili scalette :

1) DESCRIVERE = delineare a parole, indicando caratteristiche e qualità.

Per descrivere persone o animali

a) CHI E'
- come si chiama
- sesso
- età
- razza
- provenienza
- parentela

b) ASPETTO FISICO
- voce
- suono
- modo di presentarsi
- vestito


c) COMPORTAMENTO
- cosa fa
- come si comporta
- abitudini
- pregi/difetti
- carattere


DESCRIVERE LUOGHI O AMBIENTI

A) COSA E'
- dove si trova
- elementi percettibili sotto i sensi
- parti che lo compongono

B) QUALITA'
- pregi/difetti
- destinato a…
- chi sono le persone o gli animali che vi abitano

C) STORIA
- com'è cambiato nel tempo
- analogia con…
- cosa suscita a livello emotivo


ESPORRE = fornire dati o notizie riguardanti :

a) Argomenti oggetto di studio
b) Risultati di una ricerca
c) Dati in ordine a fenomeni scientifici, sociali, politici.
D) Esperienza personale

RACCONTARE = narrare un fatto vero o immaginario con
personaggi principali o secondari.

Si articola in :
1) Antefatto : Nel villaggio c'era il problema dell'inondazione

2) Esordio o situazione iniziale : Regnava il principe You.

3) Fatto centrale : Quell'anno l'inondazione del fiume Giallo fu
devastante per il villaggio.
4) Peripezie : Difficoltà e traversie del popolo e del principe.

5) Epilogo : Il villaggio fu salvato dal principe You.

6) Conseguenze : Si pensò a scavare gli argini per evitare una nuova
inondazione.

 

Per narrare una cronaca puoi seguire, invece, questa scaletta :

a) chi : persona

b) che cosa : fatto

c) : quando : tempo

d) : dove : luogo

e) : perché : spiegazione

 

INTERPRETARE O VALUTARE = spiegare il significato, dando
una valutazione.

Necessità di :

- Parte informativa = Testo o spettacolo

- Parte descrittiva = Presentazione dell'oggetto in forma riassuntiva

- Parte interpretativa = Contiene l'analisi sul piano del contenuto.

- Parte valutativa = Contiene il giudizio.

 

ARGOMENTARE = sostenere con prove le proprie opinioni.

La struttura di base è :

PROBLEMA

TESI

ARGOMENTI A FAVORE DELLA TESI

CONCLUSIONE


Oppure :

PROBLEMA

TESI

ARGOMENTI A FAVORE DELLA TESI

ANTITESI

ARGOMENTI A FAVORE DELL'ANTITESI

CONFUTAZIONI DEGLI ARGOMENTI (ANTITESI)

CONCLUSIONI. Efficacia nel fare un riassunto


Segui queste indicazioni:

A) Leggere attentamente il testo
B) Identificare i concetti principali
C) Usare i periodi brevi
D) Usare parole proprie
E) Non aggiungere considerazioni personali
F) Non inventare
G) Dividere i capoversi. Imparare a leggere con efficacia tecnica:

- LEGGI: La prima cosa da fare è avere una visione d'assieme e scoprire cosa ti aspetta. Ti potrai porre delle domande o confrontare su quello che già conosci.

- ESPLORA: Annota, sottolinea, evidenzia, organizza quanto reputi importante. Potrai porti delle domande da chiarire o a cui rispondere.

- RILEGGI: Rivedi analiticamente tutto il capitolo soffermandoti su quanto evidenziato e sulle sintesi fulminanti ai margini della pagina.

- RIELABORA: Appropriati dei contenuti "masticando e digerendo" secondo il tuo stile cognitivo.

- RIPASSA: In questo modo memorizzi di più e stabilizzi quanto appreso. Schemi per tutti gli usi


Esempi di schemi

Linee cronologiche per le lezioni di Storia.

Gli alberi sono più familiari agli studenti di biologia e ai genealogisti, ma possono essere usati per molte materie scolastiche.

Diagramma di flusso per matematica.

Mappa di studio per italiano.

Diagrammi a forma di sole o orologi per i punti che presentano sequenze particolari.

schema 1

Diagrammi a grappolo o linee che si diramano per brevi relazioni

schema 2

Abbreviazioni per appunti


Ora organizza gli appunti secondo tue personali modalità, tenendo presente che puoi seguire un'organizzazione tradizionale che prevede: sulla parte centrale e alta l'argomento; gli argomenti più rilevanti saranno contrassegnati da numeri romani; quelli di secondaria importanza da numeri arabi e gli altri da lettere.

Per gli appunti dal testo: devi estrarre le principali informazioni, li classifichi, li organizzi come descritto precedentemente e sarai agevolato nella memorizzazione. Superare la paura

La paura è un presagio inquietante di un pericolo reale e specifico, come un qualcosa di temuto o sconosciuto che possa succedere.

Essa mobilita il nostro organismo mettendolo nella condizione d'affrontare qualsiasi emergenza con due modalità denominate, rispettivamente, con i due termini inglesi flight e fight (fuga e lotta).

Gli effetti della paura possono manifestarsi a diversi livelli :

Fisiologico (palpitazioni, sudorazioni, pressione al torace, respirazione aritmica ed affannosa, dilatazione delle pupille etc.).
Mentale: con alterazioni dei processi visivi, perdita di memoria, annebbiamento di idee.
Comportamentale: si attua la risposta detta "di evitamento". Ma il fatto è che più si evita, più aumenta la paura.
Comunicazionale: (verbale e non verbale) Si avrà difficoltà ad esprimere concetti, si salterà di "palo in frasca" e a livello paralinguistico si noteranno tremori della voce, pause, silenzi, balbettii.


PAURA DURANTE L'INTERROGAZIONE

Cosa ti può succedere durante l'interrogazione, quando l'ansia supera i limiti della accettazione/sopportazione?

1) black-out mentale. Abbiamo la risposta sulla punta della lingua, ma non ci viene fuori.

2) Non avendo la risposta appropriata se ne spara una a casaccio nella speranza di impressionare favorevolmente l'insegnante.

3) Esporre in maniera disordinata tutto il materiale appreso.

QUALI RIMEDI

Cosa fare per detendere l'ansia?

A) Respirare più lentamente e profondamente.

B) Contare il numero dei tuoi respiri e tentare di diminuirli.

C) Attuare una qualsiasi forma di rilassamento che conosci (training autogeno, rilassamento di Jacobson, yoga, ...).

D) Osservare un oggetto qualsiasi e allontanare i pensieri.

E) Attuare la desensibilizzazione sistematica con la quale, mentalmente,
rivedi le situazioni, dalle meno ansiogene alle più ansiogene e, aD ogni sequenza, esegui una respirazione profonda e calma che faccia da contraltare alle tue preoccupazioni.

F) Imponiti per mezz'ora di esagerare le paure di un'interrogazione e queste, aLla fine, diminuiranno per effetto paradossale.

G) Collega le interrogazioni ad esperienze positive.

Se non trovi giovamento da nessuno di questi suggerimenti, sappi che si può vincere l'ansia eccessiva, facendosi aiutare da un bravo professionista del settore.

Un piccolo trucchetto per rimediare alla bocca secca che, come conseguenza del tuo nervosismo, ti impedisce quasi di far uscire le parole, morditi leggermente la lingua. Questo farà subito aumentare la secrezione di saliva, con l'effetto di diminuire il disagio della bocca secca.


Le trappole da evitare durante le lezioni in aula


Il consiglio fondamentale: concentrati ad ascoltare l'insegnante durante le spiegazioni così da comprendere le trame e il significato delle lezioni. Questo ti risparmierà il 40% della fatica nello studio.

Ecco, di seguito, una serie di "trappole" che puoi trovare durante una lezione in classe nelle quali ti consigliamo vivamente di non cadere.

- Partecipare alle lezioni con dei preconcetti negativi nei riguardi dell'insegnante e della materia, è come scavarsi la fossa prima di morire.

- Non sforzarsi a comprendere parole o concetti complessi, ti porterà a rimanere sempre con il cervello a livello elementare. Chiedendo spiegazioni, farai contento anche l'insegnante.

- Stare a scuola con mille pensieri distraenti o emozioni disturbanti, ti farà sentire come un pesce fuor d'acqua.

- L'assenza di interesse per gli argomenti presentati ti farà appartenere agli "scaldabanchi" e ti farà sudare di più a casa.

- Se presti attenzione agli aspetti formali delle lezioni o ai calzini degli insegnanti, perderai la comprensione dei contenuti e sarai sempre un uomo che annaspa in mare.

- Prestando attenzione agli aspetti marginali della lezione, perderai di vista quelli più rilevanti. Il docente, in genere, caratterizza i contenuti più importanti con riferimenti diretti, ripetizioni dei concetti, messaggi centrali all'interno del flusso delle informazioni, cambio del volume di voce, pause e cambiamenti della postura che indicano maggiore tensione e forza.

- Interrompendo spesso l'insegnante, spezzetterai la sua spiegazione e fari più fatica a capire globalmente il contenuto.

- Farsi distrarre o sedurre dal "Lucignolo" di turno, ti porterà ad essere competente negli "aerei di carta" e non nelle materie di studio. (lezione nr. ...)

Vediamo ora cosa succede a casa mentre ci si sta impegnando nello studio. O, forse più spesso, mentre si pensa che è arrivato il momento di sedersi al tavolo per prendere in mano il libro e studiare.


Le "trappole" che ci aspettano quando si studia a casa

- Ci sono mille stimoli distraenti che ti ritardano il momento dell'inizio dello studio. Non farti fuorviare, in fondo il tempo che passerai studiando non è poi molto e avrai tempo dopo per fare altre cose.

- Vinci la cattiva abitudine a comportarti come la farfalla che vola da un fiore all'altro senza riuscire a fissarsi con forte concentrazione su quello che devi fare.

- Di fronte a qualche difficoltà d'apprendimento non scoraggiarti. Ripeti passo passo gli argomenti, accertati di aver capito ogni singolo punto ripetendolo, eventualmente chiedi aiuto.

- La mancanza totale di interesse per la materia è una delle trappole più insidiose. Ma non può fermare chi ha la voglia (o la necessità) di superare l'ostacolo.

- Vinci la tendenza a rinviare, per mille motivi, il momento di iniziare a studiare perché questo continuo rinviare ti fa percepire lo studio come un tormento.

- E' utile avere idee chiare sul tempo da dedicare ai contenuti più rilevanti, distinguendoli da quelli che hanno un'importanza più marginale.

- Portarsi addosso insonnia, stress ed emozioni irrisolte provoca sicuri effetti negativi sull'efficacia del tuo studio. Se non riesci ad evitare queste trappole vai poco lontano. Ti consiglio un cambio di rotta e la nave raggiungerà il porto!


Che studente sei? In quale tipo ti riconosci?


1. Il farfallone estroverso
Ama l'idea di studiare, ma non ama studiare. E' dedito alla ricerca di nuovi materiali di studio che fanno tendenza, ma rimanda con facilità l'inizio dello studio. Si fa distrarre da qualsiasi cosa in quanto alla base di tutto c'è una mancanza di volontà. In questo modo, rischia dI avere poco successo non solo negli studi ma anche nella vita.

2. Il secchione angosciato
Si tormenta e si angoscia continuamente. Studia come un dannato senza alcuna gioia ma con la costante paura di non essere all'altezza della situazione, di non arrivare in tempo a studiare tutte le materie e di non possedere tutte le conoscenze del caso. Il punto debole di questi studenti è la mancanza di serenità interiore e del distorto sistema percettivo-reattivo tra sè e sè, tra sè e gli altri e tra sè e il mondo.

3. Il secchione ingordo
A lui piace studiare e non soffre; anzi è contento quando gli insegnanti assegnano parecchi compiti. Studia molto, ma si tratta d'un lavoro fine a sè stesso. Per questo motivo si prende tutte le maledizioni dei compagni.

4. Il narcisista
Sa sfruttare bene le potenzialità del suo cervello, ma è tronfio di sè, innamorato della sua intelligenza come Narciso della sua bellezza. Ama mostrarsi agli altri per la sua cultura e vive come il culturista per plasmare, lustrare, gonfiare ed esibire i propri muscoli. Il narcisista è malvisto dai compagni e ha scelto di privilegiare il cervello rispetto a tutta la sua personalità.

5. Lo studente modello
Studia con raziocinio e impegno. Non è angosciato dall'idea di fare "bella figura", nè è ingordo. Studia con impegno ciò che gli interessa anche al di fuori delle materie perché è spinto da un sano piacere della conoscenza e dell'acculturazione. E' critico nei confronti delle cose ed è assertivo nel modo di esporle.

6. Lo studente normale
E' impegnato nello studio per realizzarsi. Non ha tutta la spinta dello studente modello, né si sbizzarrisce in letture o studi al di là delle materie scolastiche. Segue preferibilmente il suo stile cognitivo sia se abbia un approccio globale che analitico.

7. Il creativo
Ha particolare sensibilità nella percezione delle cose, capacità di produrre idee divergenti, capacità di sintesi e analisi in modo nuovo e inusuale. E' sempre pronto a cercare nuove vie e nuove soluzioni. Non è sempre apprezzato, spesso viene trascurato. La creatività unita a un costante impegno allo studio è la chiave del successo.

Ecco: adesso, conoscendo meglio il tuo stile cognitivo e il tipo di studente che reputi di essere, potrai capire di più i tuoi limiti e i tuoi pregi.


Imparare a studiare: a quale tipo cognitivo appartienti?


Per imparare a studiare ed a memorizzare con efficacia ed efficienza, ti è utile conoscere il tuo stile cognitivo.
Ognuno di noi, infatti, ha una sua modalità di percepire, ragionare, risolvere un problema che lo caratterizza e che gli facilita ogni tipo di apprendimento. Conoscerne i limiti o i punti di forza ti aiuterà nella gestione delle modalità di studio. Gli studiosi hanno evidenziato questi quattro principali stili cognitivi:

1. Stile sistematico-intuitivo
Quello sistematico si caratterizza per la procedura a piccoli passi e per il fatto che tiene conto di tutte le variabili in gioco. Richiede più tempo nella risoluzione di un problema, ma dovrebbe portare alla risoluzione certa. Quello intuitivo, invece, lavora, in maniera prevalente, su ipotesi che si cerca di confermare o confutare. Risulta veloce nella risoluzione di un problema, qualora l'ipotesi sia corretta.

2. Stile cognitivo globale-analitico
Manifesta la tendenza alla visione d'insieme o a quella analitica (Es.: si vede prima la foresta o gli alberi?). La cosa migliore sarebbe quella di non irrigidirsi nelle posizioni ma adeguarsi alle situazioni e alla complessità delle cose.

3. Stile cognitivo impulsivo-riflessivo
E' quello che contrappone di più le persone. La riflessività è più adattiva alle situazioni, mentre l'impulsività, quando non è patologica, porta a una maggiore rapidità. Sono due polarità che però, al solito, sono ottime in differenti contesti di apprendimento.

4. Stile cognitivo verbale-visuale
Si caratterizza per le preferenze che un soggetto ha o per il codice linguistico e per le materie che si basano su di esso (tema d'italiano, lettere, ...) oppure per le attività basate sulla visualizzazione (disegno, grafici, tabelle, colori). L'utilizzo dei due canali di apprendimento faciliterà la velocità di comprensione e la ritenzione della materia.


Come hai avuto modo di notare nessuno stile cognitivo è migliore dell'altro, ma sarà preferibile utilizzarlo a seconda delle situazioni e delle problematiche che vengono affrontate in un dato momento.
Conoscere il proprio stile cognitivo permette un migliore e veloce apprendimento, utilizzando tutte le strategie che risulteranno adatte al tuo caso, ma sarà bene integrarlo con altri stili onde non rimanerne prigionieri.

Sintetizzando il tutto, possiamo dire che:
a) nel caso di una persona razionale, questa ha un metodo: ama imparare a memoria, fa grande uso di schemi; è lento nel capire, ma quando ha "afferrato" non molla la preda;

b) nel caso di un soggetto di tipo intuitivo, invece, questi ha un approccio globale: cerca di avere un quadro generale dell'argomento e poi riempie i "vuoti". Fatica nell'articolare razionalmente quanto ha compreso intuitivamente.
prodotti, ricette, suggerimenti

Lo Speck


speckE' un prodotto originario di alcune vallate delle province di Trento e Bolzano (Val di Fassa e Fiemme, Val Pusteria, Venosta e Passiria), ma in tutta l'area geografica nord-orientale si lavorano prodotti di salumeria aventi caratteristiche simili. La base di partenza è sempre la coscia dei maiali allevati localmente, che forniscono carni particolarmente sode. Si usano anche altre parti del suino, ma lo speck più pregiato è quello "di coscia". Le cosce, disossate e rifilate, vengono salate a secco e a mano con un metodo simile a quello del prosciutto crudo.

Al sale grosso vengono aggiunte spezie (pepe, bacche di ginepro, cannella in polvere, talvolta aglio e alloro) e piccole quantità di nitrati.

La salatura è più lunga che non nel prosciutto e dura circa 20-30 giorni, durante i quali le cosce vengono massaggiate e rivoltate molte volte.

L'operazione più delicata è l'affumicamento Le cosce vengono appese all'interno di un locale nel quale viene prodotto, o immesso da un focolare posto all'esterno, un fumo da segatura di piante non resinose (ad esempio faggio, frassino) e fuscelli di ginepro. L'affumicamento è lento e a freddo, cioè a temperature non superiori ai 20-25° C e dura alcuni giorni.

Nelle produzioni artigianali (nei masi esistono locali appositi sopra la cucina) l'affumicamento dura dei mesi mentre le esigenze industriali hanno fatto sensibilmente ridurre questo periodo. In questa fase lo speck, oltre ad assorbire le sostanze presenti nel fumo, che hanno proprietà aromatiche ma anche capacità conservative, si asciuga e si essica, ma non è ancora pronto. Deve essere stagionato per un periodo di circa quattro mesi, necessari a equilibrare tra di loro i vari componenti (fumo, sale, spezie) e a sviluppare le tipiche proprietà organolettiche.

L'aspetto delle fette provenienti dal taglio è di profilo allungato con le estremità leggermente arrotondate. Il grasso è localizzato su un lato della fetta ed è in armonica proporzione con la parte magra. Spesso si notano delle "marezzature" da nervature infiltrate, sulla superficie delle fette. La zona periferica del profilo di taglio mostra la tendenza ad asciugare leggermente a causa del processo di affumicamento. Il colore è rosa cupo, quasi viola, vinaccia, molto vivace. Il grasso si presenta di colore bianco, anche sfumato di rosa. Il profumo è intensamente caratterizzato dal processo di affumicamento.

Calorie e digeribilità

Grazie alla lunga stagionatura, lo speck è facilmente digeribile. Proprio per questa prerogativa viene servito anche in ore piccole come appetitoso spuntino. Chi deve contare le calorie, può tranquillamente cedere alla tentazione: cento grammi di speck contengono dai 1400 ai 1600 joule.

CANEDERLI DI SPECK

canederliAssai noti ed apprezzati dovunque sono i canederli di speck in brodo di carne, che dovrebbero essere "morbidi a tal punto che, guardandoli intensamente, dovrebbero spezzarsi da soli". Inumidire con un po' di latte 150 gr di pane raffermo tagliato a cubetti; aggiungere 100 gr di speck magro tagliato a dadini e un po' di erbette aromatiche fresche tritate. Unire, dopo averlo rosolato, un po' del grasso dello speck tagliato a pezzettini. Amalgamare tre uova con un ottavo di litro di latte e un pizzico di sale. Versare sul pane. Aggiungere 70 gr di farina bianca, mescolare il tutto, formare piccoli canederli, cuocerli in acqua salata. Servire in buon brodo di carne e cospargere di erba cipollina.

PENNE ALLO SPECK

Ingredienti per 4 persone 400 gr di penne, 250 gr di fagioli surgelati, 200 gr di speck in 2 fette, uno spicchio di cipolla, 250 gr di pelati, una foglia di alloro, 4 cucchiai di grana grattugiato, 30 gr di burro, olio, sale e pepe.

Tritate finemente la cipolla e fatela rosolare col burro e 4 cucchiai d'olio. Tagliate lo speck a dadini e unitelo alla cipolla, lasciando insaporire per 4-5 minuti. Tritate i pelati e versateli nella casseruola. Salate e pepate leggermente, quindi unite fagioli (surgelati) alloro e mezzo bicchiere d'acqua. Coprite e lasciate sobbollire per almeno 40 minuti bagnando, se necessario, con qualche cucchiaio d'acqua. Nel frattempo cuocete acqua salata e, quando saranno cotte, scolatele molto bene. In una terrina condite la pasta con il sugo e completate con il grana.


L'olio d'oliva


L'olio d'oliva è la sostanza grassa più usata nell'alimentazione in Italia e allo stato naturale è molto digeribile. Le sostanze aromatiche che contiene, inoltre, eccitano l'appetito e le funzioni digestive.
La qualità di un olio d'oliva dipende dalla qualità delle olive e dall'accuratezza della lavorazione. L'olio d'oliva di qualità migliore si ottiene dalla lavorazione di olive sane raccolte a mano o con la bacchiatura (far cadere le olive a colpi di bastone). Dopo la raccolta, le olive vengono avviate all'oleificio, dove sono lavorate e marinate prima di sottoporle all'estrazione dell'olio.

A seconda del metodo di estrazione, gli olii d'oliva si distinguono in: olii di pressione o vergini, ottenuti con la sola spremitura delle olive; olii di estrazione con acqua, detti olii lavati o al frullino; olii di estrazione con solventi chimici, detti anche olii di sansa.
Gli olii inadatti al consumo diretto a causa della loro eccessiva acidità e di cattivi caratteri organolettici (odori sgradevoli, di muffa, di rancido, di putrido) vengono chiamati "olii lampanti". Mediante vari processi di raffinazione questi olii possono essere usati per ottenere olio di oliva "rettificato".
Gli olii d'oliva ricevono una denominazione stabilita per legge in base al loro grado di acidità. La denominazione "olio extra-vergine d'oliva" viene riservata all'olio ottenuto da spremitura meccanica delle olive, che non abbia subito manipolazioni chimiche, ma sia stato sottoposto solamente a lavaggio, sedimentazione, filtrazione e non contenga più dell'1% in peso di acidità (espressa come acido oleico). Con "olio sopraffino vergine di oliva" si intende invece un olio ottenuto con le stesse modalità dell'olio extra-vergine, che non denunci un'acidità superiore all'1,5%. Anche l'"olio fino vergine d'oliva" deve essere ottenuto con le stesse modalità dell'extra-vergine, ma il grado di acidità può arrivare al 3%. L'olio "vergine di oliva", infine, anch'esso ottenuto esclusivamente con operazioni meccanico-fisiche, deve avere un'acidità non superiore al 4%.

Gli altri olii d'oliva sono invece ottenuti attraverso la miscelazione di olii rettificati con olii vergini. L'"olio d'oliva" si ottiene dalla miscela di olio d'oliva rettificato con olii di oliva vergini e deve avere un'acidità non superiore al 2%. L'olio "di sansa e di oliva" è invece ottenuto dalla miscela di olio di sansa di oliva rettificato con olii di oliva vergini e deve avere un'acidità che non superi il 3% in acido oleico.

L'olio extra-vergine di oliva è quello che, per la sua composizione chimica, in cottura subisce le alterazioni minori e ha un grande valore nutritivo.
La convinzione che quest'olio sia "pesante" e dunque inadatto a chi soffre di disturbi al fegato, è del tutto errata. Gli altri tipi di olio, in cottura, sono tra i grassi che subiscono le maggiori alterazioni chimiche. L'olio d'oliva, soprattutto quello extra-vergine, non modifica il tasso di colesterolo nel sangue e non ha perciò incidenze nei confronti dello sviluppo dell'arteriosclerosi.

Per quanto riguarda l'uso dell'olio di semi (arachide, girasole, mais, ecc.), va sottolineato come questo tipo di olio sia sottoposto a processi di alterazione delle sue qualità nel corso del riscaldamento in cottura. Un cibo primario nell'alimentazione dei popoli
Un cibo primario nell'alimentazione dei popoli

Lo stesso dicasi dei Romani, presso i quali erano comunissime quelle di cereali e vegetali (come cavolo, lattuga, bietola e malva). Tali minestre costituivano la quasi totalità dell'alimentazione nelle campagne, dove la carne era pressochè sconosciuta e il pesce difficilmente reperibile. Anche nell'alto Medioevo e in epoca comunale, la minestra era il piatto forte del pasto, specialmente per i meno abbienti, ed era fatta con miglio, panìco e ceci impastati con acqua e latte oppure olio. Bisogna però arrivare fino all'Ottocento per trovare minestre e minestroni uguali a quelli che mangiamo oggi e cioè a base di pasta (diffusi in tutta la Penisola), riso (più comuni del nord) e verdure.
I biscotti toscani
Amalgamare 350 gr. di zucchero con 30 gr. di burro e un tuorlo d'uovo fino ad ottenere una pasta cremosa. Aggiungi il bianco sbattuto di 3 uova, un pizzico di sale e un bicchiere di latte. Continua ad impastare dosando pian piano 500 gr. di farina già miscelata con il lievito. Quando la pasta si fa più consistente aggiungi 160 gr. di mandorle e la scorza di limone grattugiata.

Forma dei filoni larghi circa 5 cm ed alti 2, stendili su una teglia leggermente imburrata e con un pennello dorali con il tuorlo dell'uovo sbattuto. Cuoci in forno ben caldo, a 200°C per 25 minuti circa. Prima di tagliare a fette i filoni con un coltello da pane, lasciarli leggermente raffreddare




ARANCINI DI RISO (Rice croquettes)


aranciniLet the rice boil in boiling salted water adding a pinch of saffron.

Drain it and let it cool down. The stuffing will be done with previously prepared meat sauce, adding peas, mozzarella chopped into small cubes and the grana cheese.
With the rice form balls the size of small oranges, with a hole in the center in which you will put the stuffing.

Roll the ball in the flour, then in the beaten egg and finally in the grated cheese.
Fry in generous boiling oil.


Menù per una cena fra amici

D'INVERNO, IN COMPAGNIA NEL SALOTTO DI CASA

La serata davanti al caminetto potrebbe offrire caldarroste, patate o patate cotte al cartoccio nella brace (condite con un po' di burro non appena sia stato aperto il cartoccio di stagnola a fine cottura) e degli spiedini di verdure varie: peperoni, cipolle, melanzane; oppure una polenta rustica cotta sopra il camino, accompagnata da verdure al forno, da un bel tegame di lenticchie oppure da formaggi vari.

Adattissimo anche un carrello di primi piatti caratteristici, come per esempio cicoria e purea di fave (pugliese), pasta e fagioli, riso e piselli. Sarà una cena divertente, che non impegna la padrona di casa con troppi andirivieni dalla cucina (si può preparare tutto in anticipo), e sicuramente nessuno andrà via con ancora la sensazione di fame...


D'ESTATE, CHIACCHIERANDO ALL'APERTO

In estate, le serate in giardino o in terrazza possono essere organizzate in modo altrettanto disinvolto.

Il barbecue va benissimo per gli amanti della carne e per quelli che si divertono a lavorare con pazienza sopra il braciere; si possono comunque realizzare anche gustosi spiedini vegetali.

Graditissima sarà una grande macedonia di frutta opportunamente combinata, seguita a debita distanza da verdure e insalate; o magari un'insalata di riso oppure un piatto proteico, che però difficilmente incontrerà molta richiesta, nella stagione calda, tranne nel caso si tratti di pesce freddo, in carpione, o di carni fredde.

Simpatica è sempre la verdura in pinzimonio (olio, sale, pepe, aceto preparati in una ciottolina) già preparata, pronta da intingere: sedano tagliato per il lungo (con il ciuffetto di foglie ancora attaccato), finocchio (lasciarvi un po' della parte verde, tenera), "puntarelle", carote, rape, ravanelli, carciofi; e, a parte, tanti intingoli saporiti e colorati di rosso (con paprika o peperoncino), di verde (con il prezzemolo tritato fine), di bianco (a base di yogurt o ricotta) o di giallo (con senape o maionese). Menù per una cena formale


GLI ANTIPASTI

Gli antipasti possono consistere principalmente di crudità.


IL PASTO PER I VEGETARIANI...


Se gli invitati sono vegetariani, la composizione del pasto non presenta particolari problemi, poiché dopo uno o più primi di tipo amidaceo si passerà a verdure varie, preparate in modi elaborati.


... E PER CHI NON LO È


Nel caso contrario conviene programmare un pasto a base prevalentemente proteica.

Al posto del classico primo si serviranno passati di verdura o anche zuppe o consommé di ispirazione esotica (come brodo di tartaruga o simili), oppure sformati croccanti di verdure, o verdure brasate oppure gratinate.

Sono la fantasia e la scenografia che faranno colpo e faranno dimenticare la voglia di pastasciutta anche agli ospiti più tradizionalisti.

Le portate di carne o di pesce, sempre accompagnate da verdure e insalate, saranno così abbondanti e complete che l'eventuale domanda "Qualcuno desidera del formaggio?" cadrà quasi sicuramente nel vuoto.

Tranne naturalmente per quelle persone che non mangiassero carne e avessero chiesto di sostituirla con del formaggio: conviene perciò tenere a portata di mano comunque un bell'assortimento di formaggi freschi e stagionati, magri e grassi, molli e duri, fermentati, alle erbe, alle spezie e così via. Menù per un buffet in piedi


Si tratta di un modo di ricevere, in casa e fuori, che si diffonde sempre più, anche perché permette agli invitati di formare gruppi non fissi e di parlare con molte altre persone nel corso della serata. Inoltre ci si serve del tipo e della quantità (della combinazione...) di cibi più congeniale.

La tendenza generale, in queste occasioni, è quella di proporre soprattutto piatti proteici; l'assenza di cibi amidacei non verrà notata né lamentata da nessuno.

Potreste anche rinunciare completamente alla presenza di latticini, presentando solo diversi tipi di carne, salumi o pesce, per ridurre ulteriormente le cattive tentazioni.

Se poi vi sarà una grande scelta di verdure, crude e cotte, decorate e guarnite in modo allettante, e magari del pane integrale a lievitazione naturale, in diverse forme (cialde, panini, trecce, fette), il buffet si presenterà abbastanza completo.


GLI APERITIVI


Prima di invitare le persone a servirsi dei cibi, si può offrire un aperitivo a base di succhi di frutta e servire con esso dei piatti con allegri spicchi di frutta varia.

E' un modo senz'altro migliore, rispetto ad aperitivi alcolici e salatini, per ingannare l'attesa e preparare lo stomaco a ricevere il pasto.


IL DESSERT


dessertI dolci potrebbero essere serviti a parte, a distanza di circa un'ora o più dalle altre pietanze. Sicuramente saranno apprezzati maggiormente; basta avvertire gli ospiti del programma per non lasciare temporaneamente delusi i soliti golosi... Menù per una festa di bambini


Un compleanno o un carnevale passato tra bimbi è a volte motivo di un mal di pancia o di un'indisposizione il giorno dopo. I piccoli hanno infatti spesso la tendenza di fare a gara fra "chi mangia di più o più rapidamente", o anche di "piluccare" diversi cibi.

E farli mangiare, in fondo, è anche un modo per i genitori per tenerli buoni, distrarli per qualche istante da giochi un po' troppo vivaci che vanno a discapito dei mobili di casa o delle aiuole del giardino.

Come fare per accontentare le loro gole senza danneggiare i loro pancini?


LE BEVANDE


Occorrerebbe fare alcune scelte preliminari. Per esempio, offrire delle bevande che non siano gassate o eccessivamente zuccherate, preparando invece qualche spremuta fresca, opportunamente diluita; o magari anche una brocca di tisana di menta decorata con foglioline di menta e cubetti di ghiaccio verde (ottenuti con sciroppo di menta); oppure ancora bevande calde al malto e soia o un "caffè" di cereali.


LE TORTE, I BIGNÈ ED ALTRI DOLCI


Anzichè presentare pizzette, salatini, torte, pasticcini e caramelle tutti insieme, si può fare una suddivisione, ricevendo i piccoli ospiti con cibi dolci, e, dopo un intervallo di almeno due o meglio tre ore, servire cibi più stuzzicanti, salati.

I bambini d'oggi sono totalmente abituati a poter avere a disposizione in qualsiasi momento dolcetti e pasticceria elaborata, che apprezzeranno assai di più delle torte di diverso tipo fatte in casa, una crema, un budino, insomma qualsiasi cosa, purchè un po' insolita (ma non troppo) e presentata con amore e fantasia.


LA RICETTA DEL DOLCE ALLE NOCCIOLE


Si tratta di un dolce molto semplice che non prevede l'uso né di uova né di burro.

Occorrono:

500 g di farina integrale,

500 g di nocciole sgusciate e macinate con il macinacaffè o con il frullatore,

mezzo litro di latte,

un cucchiaino raso di lievito in polvere,

miele d'acacia quanto basta.

Mescolate tutti gli ingredienti e lavorate a lungo l'impasto così ottenuto. Quindi mettetelo in una teglia e infornatela a temperatura media; fate cuocere per circa 45 minuti.

Anche i bignè vengono molto bene se realizzati con la farina integrale. Se, prima di mettere la piastra in forno, si formano anche delle "virgole" o dei "serpenti" di pasta, si possono in pochi istanti preparare dei "cigni" ripieni di crema (è meglio che sia leggera e fatta in casa) assai più belli della più lussuosa torta Saint Honorè.

I ripieni per torte, bignè e crostate si possono preparare mescolando frutta secca (fichi, datteri, uvetta) con semi oleosi, il tutto tritato finemente, oppure unendo fiocchi di cereali con miele e semi oleosi tritati.

Sono sempre molto allegre anche le torte di frutta, con un fondo di pasta preparata con farina integrale, un po' di burro, miele e lievito; fra queste ottimo lo strudel di mele, di castagne o di pere.


LE TARTINE


Anche per i cibi salati, i bambini non pretenderanno certo patatine e pizzette, cose che in fondo possono avere sempre. Perché allora non fare un gioco che consista nel preparare tutti insieme allegre tartine superdecorate, con ricchi premi per il lavoro artistico meglio riuscito?

Dar loro in mano pane e cracker integrali, formaggio a fette, uova sode già affettate, olive di vari tipi, capperi, cetrioli, pomodori, peperoni ed arnesi funzionali ma non pericolosi li terrà impegnati e sereni a lungo. Come preparare un picnic?


LA FRUTTA


La frutta e in primo luogo le mele sono il viatico ideale per quasi ogni circostanza. Oltre a fornire zuccheri pronti per l'assimilazione, come del resto tutti i tipi di frutta, le mele dissetano facilmente, si mangiano senza bisogno di attrezzature particolari; se consumate con tutta la buccia non pongono il problema del dove riporre i rifiuti; inoltre non si schiacciano troppo facilmente all'interno di borse o zaini.


I SEMI OLEOSI


Oltre alla frutta si possono portare dei semi oleosi, alimento molto energetico e concentrato, che non pone problemi di trasporto: anche nei supermercati si trovano dei sacchetti contenenti mandorle, noci e nocciole già sgusciate e pronte per essere mangiate: una piccola quantità basta per saziare e rifocillare.


LE VERDURE, I PANINI, LE TORTE


Chi desidera un picnic tradizionale, ma senza troppo impegno, e non vuole straccarsi dai panini preparerà michette, filoncini o fette di pane integrale farciti con le verdure più varie. Allegro e piacevole è trovarvi foglie di lattuga, fette di pomodori e cetrioli, e magari anche qualche scaglia di carota. Ma anche la verdura cotta, come le melanzane, i peperoni, i carciofi, il sedano di Verona (affettato e cotto al forno), si prestano a un picnic "variopinto".
Se volete portarvi dietro piatti e posate servirà la verdura a parte, meglio se condita al momento con una miscela di olio, sale ed erbe aromatiche preparata a casa e trasportata in un vasetto a chiusura ermetica. Un picnic può essere organizzato anche preparando uova sode, che possono comunque accompagnare le verdure, da affettati, frittate, pesce, oppure da un'insalata di riso o di pasta.

Una gita può essere anche l'occasione per consumare un'allegra e sana torta fatta con farina integrale, magari alle noci, oppure un castagnaccio o una crostata. Naturalmente la torta costituisce il picnic in sé, preceduta eventualmente solo da frutta fresca.


I GERMOGLI


Il pasto dei naturisti, anche in gita, è costituito dai germogli: vitali, energetici, saporiti e di pochissimo ingombro. Tutti i semi di leguminose, cereali ed erbe aromatiche possono essere fatti germogliare con facilità e poi trasportati in un vasetto, eventualmente conditi con un po' di olio al basilico, di tamari o altro. L'originalità e la comodità di questo pasto veloce potrebbero convincere molti a introdurlo nella dieta, almeno in occasione delle gite.


UN PICNIC IN SPIAGGIA


Se si vuole passare qualche ora di più in spiaggia, durante l'estate, un picnic classico è quasi certamente troppo energetico.
L'ideale è un pasto composto di sola frutta o di sola verdura: si possono comporre a casa delle macedonie o dei grandi misti di verdura cruda o anche cotta. Per renderlo più completo, nulla vieta di accompagnare la verdura con del formaggio, dell'uovo o del pane; ma il caldo, in genere, non ne fa sentire neppure il desiderio.
Bisognerebbe imparare ad ascoltare maggiormente i reali bisogni dell'organismo, anzichè lasciarsi guidare dall'abitudine di ingurgitare una determinata quantità di cibi ad orari fissi. Qualche idea per le occasioni speciali

Se il preparare il pasto familiare quotidiano secondo i criteri delle corrette associazioni non è particolarmente difficile, almeno quando ci si è fatta un po' la mano, comporre un menù per occasioni speciali può creare qualche imbarazzo poiché per consuetudine in questi frangenti si fa mostra di una grande varietà di cibi, quale segno di ospitalità o di abbondanza.
Finchè si tratta di un buffet in piedi o di un rinfresco, durante il quale gli ospiti si servono o si fanno servire ciò che più loro aggrada, si può anche assumere un atteggiamento da Ponzio Pilato, lasciando agli interessati la scelta delle combinazioni più o meno congrue.
In effetti, dovendo organizzare un tradizionale pranzo di nozze, ci si potrebbe trovare nell'imbarazzo se preoccuparsi di più della salute degli invitati piuttosto che dell'atmosfera conviviale e, perché no, della bella figura.
In tutte le altre occasioni, dalla più semplice alla più importante, la parola d'ordine è oggi "più raffinatezza, meno opulenza", per cui basta studiare bene la composizione del pasto per soddisfare comunque i presenti. La cottura della pasta

Il consiglio è di cuocere la pasta in acqua piuttosto abbondante, salata al momento del bollore, quando va aggiunta anche la pasta.La pasta cuoce nel tempo indicato sulla confezione, ma l'assaggio è forse la prova più sicura per accertarsi dell'adeguata cottura.La pasta è gustosa se mangiata "al dente", cioè scolata nel momento in cui dentro sarà cotta (niente più granulini di frumento), senza aspettare oltre, altrimenti la pasta scuoce.Quando la pasta è cotta, dovrà essere scolata subito, condita subito con formaggio parmigiano o grana e il sugo.Raccomandazione per i lettori di cultura anglosassone (e anche tedesca): la pasta non va mangiata assieme all'insalata, e nemmeno accompagnata con la marmellata! Gustatela all'italiana, sentirete che sapore in bocca.


I CONSIGLI PER NUTRIRSI NEL RISPETTO DELLA SALUTE


Associazioni alimentari 
 
essenziale argomento per aiutare la salute

Alimenti

Associazione
ottimale


Associazione tollerabile

Associazione da escludere

Carni, pesce, uova

Tutti gli ortaggi, tranne alcuni amidacei

Piccole quantità di patate

Tra di loro e con la frutta

Latte

-

Con il pane

Tutti gli alimenti e la frutta in genere

Formaggio

Verdure e ortaggi

Con il pane e la zucca

Tutte le proteine e la frutta

Yoghurt

-

Frutta acida

Altri alimenti proteici

Legumi

Verdure e ortaggi non amidacei

Con i cereali

La frutta e altri alimenti proteici

Cereali

Verdure o ortaggi

Frutta dolce e altri alimenti proteici

Frutta, pane

Frutta acida

Altra frutta acida, frutta oleosa

In alcune preparazioni gastronomiche di carni e pesci e con lo yoghurt

Tutta l'altra frutta e altri alimenti

Frutta semiacida

Altra frutta semiacida

-

Tutta l'altra frutta e altri alimenti

Frutta dolce

Altra frutta dolce

In alcune preparazioni (torte) con i cereali

Tutta l'altra frutta e altri alimenti

Frutta oleosa

Frutta acida, verdure e ortaggi

-

Altri tipi di frutta e alimenti proteici

Ortaggi e verdure

Tra loro e con proteine, grassi e glicidi

-

Frutta non oleosa

Patate

Ortaggi e verdure, eccetto i legumi

Uova-carne

Frutta, cereali, latte e formaggi

Pomodori

Verdure, ortaggi e alimenti proteici eccetto latte e formaggi

Carboidrati

Latte, formaggio, frutta semiacida e dolce


L'alimentazione corretta


Riduzione drastica dei grassi animali a favore dell'olio extra vergine d'oliva, da usare crudo.

Introduzione dei cereali completi (riso integrale, fiocchi di avena, miglio, semolini, pasta scura...) per sostituire l'uso dei cereali raffinati, cioè privati del germe e della crusca, ma anche impoveriti nel contenuto proteico e minerale.

Eliminazione il più possibile accurata di tutti i cibi contenenti additivi, conservanti, coloranti (sostanze di cui è nota la tossicità acuta, ma i cui danni sono soprattutto di tipo cronico) e conseguente ricerca di alimenti prodotti con metodi biologici e lavorati con sistemi naturali.

Consumo quotidiano ed abbondante di verdure crude di stagione, preferibilmente come antipasto, a pranzo e a cena.

Utilizzo del sale marino integrale al posto del sale raffinato e contemporaneo abbondo della pessima abitudine di coprire i gusti del cibo con una eccessiva salatura, per riscoprire il sapore "al naturale" degli alimenti.



Rispetto delle combinazioni alimentari nella composizione dei pasti.
L'equilibrio dei minerali nel corpo...


Calcio

Il 98% del calcio presente nel nostro organismo riguarda le ossa, l'1% i denti e il restante 1% è indispensabile per la coagulazione del sangue, per la contrazione dei muscoli (compreso il cuore), per la trasmissione degli impulsi nervosi, per liberare l'energia. Ad avere maggiore bisogno di calcio sono i bambini, gli adolescenti, le donne in gravidanza. Perché il calcio sia assorbito è necessaria la vitamina D: la carenza dell'uno e dell'altra provoca nei bambini il rachitismo e negli adulti la fragilità delle ossa. Inoltre, se il calcio è presente in quantità insufficienti, vengono accusati disturbi come il nervosismo, disturbi del sonno, crampi e spasmi muscolari. Troviamo calcio in latte, formaggio, yogurt, vegetali verdi, legumi, cereali.

Fosforo

Presente in grandi quantità nelle ossa e nei denti, il fosforo è indispensabile anche per ottenere l'energia dagli alimenti e per la formazione delle proteine. Poiché questo elemento è presente in quasi tutti i cibi, è ben difficile che si possa verificare una carenza. Al contrario, l'eccesso di fosforo può provocare la diminuzione dei livelli del calcio e quindi problemi a carico delle ossa. Le quantità raccomandate di fosforo per gli adulti sono di circa 600 mg al giorno. E' contenuto nel latte, yogurt, formaggio, uova, carne, pesce, pollame, sardine e salmone in scatola, soia, germi di grano, noci, arachidi.

Magnesio

Anche questo metallo è necessario per le ossa. Serve, inoltre, al buon funzionamento dei muscoli e dei nervi, per regolare la temperatura del corpo, per la trasformazione dei cibi in energia, per sintetizzare le proteine e per il metabolismo dei grassi. La carenza del magnesio, che si può verificare negli alcolisti e nelle persone sottoposte a intervento chirurgico, provoca disturbi del comportamento e spasmi. La cottura può diminuire la quantità di magnesio contenuto negli alimenti. Lo troviamo nella frutta secca, gamberetti bolliti, latte, formaggio, uova, carne, pollame, cereali, legumi, acqua potabile dura, vegetali.

Sodio e cloro

E' il sale da cucina presente o aggiunto alla maggior parte degli alimenti e formato da due elementi importanti, il sodio e il cloro. Insieme al potassio, regolano i liquidi dell'organismo. Il sodio inoltre è importante per il sistema nervoso e per le contrazioni dei muscoli. A sua volta il cloro, combinandosi con altri elementi o con l'acqua, partecipa alla formazione dell'acido cloridrico presente nello stomaco e indispensabile alla digestione. Più che di carenza, oggi bisogna parlare di eccessi nel consumo del sale che vengono associati alla pressione alta e ai disturbi cardiovascolari e renali. Proprio perché vi sono alimenti che lo contengono naturalmente (per esempio il latte) è importante ridurre il contenuto di sale che viene aggiunto per insaporire le vivande. Tuttavia, i livelli di cloruro di sodio possono drasticamente abbassarsi nelle persone sottoposte a sforzo fisico sotto il sole (gli atleti) o in ambienti surriscaldati. In questi casi si possono verificare crampi muscolari, sonnolenza e mancanza di appetito. Il sale è contenuto nella maggior parte degli alimenti, a esclusione della frutta.

Potassio

Questo metallo collabora a regolare i liquidi del corpo, la trasmissione degli impulsi nervosi, la contrazione muscolare, la sintesi delle proteine. Mentre il sodio tende a concentrarsi intorno alle cellule, il potassio è presente in tutte le parti liquide dell'organismo. Una forte perdita di questo elemento può indebolire il cuore e tutta la muscolatura e provocare paralisi. E' contenuto nel latte, carne, verdura, frutta, legumi secchi, sardine, vongole, telline, cozze e altri frutti di mare.

Zolfo

E' presente in grande quantità in tutti i tessuti dell'organismo e presiede alla formazione delle cartilagini, dei peli e delle unghie. Le fonti principali dello zolfo sono le proteine e in quantità più ridotta anche le vitamine, soprattutto quelle del gruppo B. E' contenuto negli alimenti ricchi di proteine (carne, pesce, uova, formaggio, ecc.).

Ferro

Nel nostro corpo è un componente dell'emoglobina, cioè la molecola dei globuli rossi del sangue che trasporta l'ossigeno, ed è presente nei muscoli, ai quali dà la caratteristica colorazione. Inoltre il ferro interviene nel metabolismo dell'energia. La carenza di questo metallo provoca l'anemia, la stanchezza, il mal di testa, il pallore, la difficoltà di respiro. Soltanto attraverso le analisi del sangue prescritte dal medico è però possibile appurare se questi sintomi sono imputabili alla mancanza di ferro. E' contenuto nella carne, fegato, rognone, ostriche, frutti di mare, legumi, cereali, uova, fagiolini e verdure a foglia scura.

Zinco

Fa parte di numerosi enzimi dell'organismo ed è importante per l'accrescimento e il rinnovamento delle cellule. La carenza di zinco provoca la diminuzione del senso del gusto e la cicatrizzazione delle ferite più lenta del normale. Se la carenza è molto marcata, si può verificare l'arresto della crescita. E' contenuto nel pesce, carne, latte, rosso d'uovo, fegato, frutti di mare.

Iodio

Presente nell'ormone prodotto dalla tiroide, questo elemento contribuisce a controllare il metabolismo basale. Quando lo iodio manca si determina l'ingrossamento della tiroide che è situata nel collo. Anche l'eccesso di iodio può portare al gozzo e ad altri disturbi di funzionamento della tiroide. E' contenuto nei frutti di mare, pesce, latte, vegetali.

Rame

Numerosi processi essenziali che avvengono nel nostro organismo sono possibili grazie al rame, la cui mancanza provoca disturbi. Fra le funzioni svolte dal rame, ricordiamo la formazione della melanina, cioè il pigmento della pelle, e della cartilagine. Inoltre questa sostanza protegge le cellule del corpo dai danni degli ossidanti che si producono nel corso delle normali reazioni del corpo. La mancanza di rame rende difficile l'eliminazione dei veleni che possono accumularsi, con conseguenze serie. Ma non basta. Se il metallo scarseggia nel sangue, si possono verificare l'anemia, l'edema e il nervosismo. E' contenuto nei frutti di mare, fegato, frutta secca, cerali, ciliege, legumi, animali da cortile.

Selenio

Ricerche scientifiche hanno rilevato che gli abitanti delle zone ricche di selenio hanno il 18% in meno di probabilità di ammalarsi di cancro. E' stato anche accertato che i malati di cancro presentano livelli di selenio nel sangue più bassi. Secondo altri studiosi, il tumore della mammella, in particolare, andrebbe associato alla carenza di selenio. Tutti concordi, comunque, sull'azione che questo elemento svolge per proteggere le cellule dalle ossidazioni. Altri effetti di carenza non sono conosciuti. E' contenuto nei cereali, frutta secca, frattaglie, verdura, frutta, pesce, pollame, latte.


Bibliografia utile:

Pozzi A., Le tecniche di memoria, edizioni F. Angeli

Gasperoni R., I segreti dello studente di successo, edizioni F. Angeli

Lengefeld U., Imparare a studiare, edizioni F. Angeli

Meazzini P., Paura d'esame, edizioni F. Angeli

Cornoldi, Debeni, Imparare a studiare, edizioni Erickson


Salve, prima di tutto, mi presento, sono Eugen Galasso, formatore in disegno onirico nonché esperto in autobiografia e biografia (scoprirete che c'è un legame tra le due attività). Questa è una breve e sommaria introduzione alla teoria ed alla tecnica del disegno onirico.
 
Francamente non vorrei dire troppo a priori in questa presentazione via internet, per non "togliervi il gusto" del corso vero e proprio che potete avere solo venendo in aula. Eppure qualche indicazione generale va pur data: con il mio corso di disegno onirico è possibile arrivare a conoscere una qualche oasi di pace, almeno relativa, semprechè la mia voce non vi stressi troppo, semprechè non ci sia qualche zeppa nella mia gestualità e/o nella mia mimica (direi in levare, non in battere, per usare una similitudine musicale).
L'oasi di pace? perché, come? Con la musica che vi farò ascoltare, soprattutto, che non sarà troppo invasiva, troppo coinvolgente, ma adatta allo scopo di rilassarvi, ma senza farvi addormentare (onirico, sì, il disegno, cioè di sogno, ma non "di sonno").

Vi dirò innanzitutto di scegliere una posizione comoda, anche a terra, se volete. Di fare poi le pause che vi dirò, poi di disegnare.

Prima di tutto, bisogna dire che ognuno di noi sa disegnare, in realtà.
Il fatto è che, dopo la scuola media, spesso anche un po' dopo (il disegno tecnico, in certe scuole superiori), ma in genere proprio quando si arriva ai 13-14 anni (terza media-prima superiore), ci spaventiamo perché qualcuno c'ha detto (magari neppure il prof/la profe ma il compagno/la compagna di banco) che sappiamo disegnare male, o non siamo affatto capaci di farlo. Altre volte ce l'han detto i nostri genitori o chissà chi.
Invece, in un modo o nell'altro, se non veniamo "giudicati", tutti/e sappiamo disegnare.

In una fase ulteriore del corso vi spiegherò come si leggono i disegni onirici, con degli esempi. Vorrei che vi fosse chiaro che con il disegno onirico, anche se dobbiamo disegnare un cancello o un giardino, in realtà stiamo parlando anche di noi.

Non è infrequente che dal disegno si passi al racconto, al diario, alla poesia, alla testimonianza scritta. Quindi il disegno onirico fa da "battistrada", apre la via ad altro. Se volete, consente di aprire nuove sinapsi.


Ora, first lesson: primo esercizio di disegno onirico.


Mettetevi comodi (ognuno ha un punto dove sedersi, dove "accucciarsi" e simili) dove e come volete, chiudete gli occhi, inspirate a fondo, poi espirate. Godetevi la serenità del momento, sempre a occhi chiusi.
Poi, ma non troppo rapidamente, aprite gli occhi.
Prendete un foglio, scegliete i colori che volete (ce ne sono tanti) - (intanto si fa sentire la musica); ora tracciate la prima lettera del vostro nome (anche soprannome, se volete, non cognome), minuscolo, maiuscolo, in stampatello, corsivo, gotico, dritto, di lato, come volete (anche con linee curve).
Poi - passa un altro po' di tempo - replicate, altrove, in altra posizione e con altre forme, la stessa lettera.

Ora (circa 5 minuti dopo, anche 7, si può) congiungete come volete (linee curve, dritte, miste-barocche) i punti delle lettere, poi (altro tempo, certo) colorate le parti vuote, come volete e con i colori che volete. Evidenziate con i colori le figure percepite.

Poi mettete da parte il foglio, ne prendete un altro, dove disegnate liberamente ciò che volete. Ora date un titolo a entrambi i disegni. Apriamo la possibilità a commenti vostri.

A questo punto vi spiego le cose principali riguardo ai colori che sono stati utilizzati (differenze tra colori caldi - rosso, arancio, giallo - e freddi - blu, azzurro, viola, dove il verde è una specie di colore intermedio - poi i "non colori" - bianco e nero - che in realtà sono anch'essi colori).

Poi vi parlerò delle forme che appaiono nei vostri disegni: se molto chiuse denotano rigidezza e/o chiusura, specie se figure geometriche come il triangolo (se ricorre spesso), mentre il cerchio denota apertura; se aperte, denotano apertura e disponibilità.

Poi vi spiegherò che non esiste la forma o il colore "migliore".

Ripeto che il disegno parla di voi, questo è quello che conta nella sua lettura.
E ancora, altre spiegazioni su significati che si possono leggere nei vostri disegni.
Cosa significa
A) la posizione del foglio (verticale o orizzontale)
B) in quale parte del foglio si disegna (sinistra, destra, centro)
C) la presenza di singoli punti e/o simboli, la presenza di richiami e/o altro
D) i titoli apposti ai disegni, etc.

Poi ci sarà il tempo per rispondere ad altre domande...

Ecco, questo è quello che accade in un nostro corso di disegno onirico. Mi pare sia interessante no, dico proprio per noi stessi. Vi aspetto. Se costriamo un gruppetto, partiamo con un corso.
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Questo testo è stato redatto per Cedocs dall'astrologa Renate Tappeiner.

ASTROLOGIA ED ASTROLOGIA psicologica
L’astrologia è un modo tra i più antichi con i quali l’uomo ha cercato di vincere la paura del futuro.
L’astrologia psicologica, da parte sua, ha l’obiettivo di cercare di conoscere l’uomo. Quindi, il viaggio tra i pianeti ed i segni zodiacali, più che per cogliere quale sarà il futuro, è un modo per indagare sulle caratteristiche caratteriali, sulle capacità relazionali, sulle unicità che caratterizzano ogni essere umano.


L'astrologia psicologica nella nostra vita
Se parliamo di Astrologia psicologica intendiamo soprattutto la lettura psicologica del tema natale, ossia dell'oroscopo.
Questo tipo di interpretazione si basa sulla visione del cerchio astrologico come simbolo della manifestazione completa del potenziale umano. Ognuno dei dodici segni zodiacali rappresenta quindi una capacità intrinseca e latente di ogni individuo sin dalla nascita.
Se l'astrologia tradizionale, con la sua interpretazione statica, traduce le caratteristiche di un segno e di un pianeta come un'impronta fissa e immutabile dalla quale, per un inspiegabile e spesso ingiusto destino, siamo determinati fino alla morte, nell'astrologia psicologica troviamo un fattore nuovo che è quello dello sviluppo delle energie planetarie e cosmiche in noi.
Come avviene questo sviluppo? L'uomo, il nostro pianeta terra, come anche l'universo del quale siamo parte integrante, si trova in un continuo stadio di evoluzione. Tutte le cose cambiano. Il tema natale, come rappresentazione grafica del nostro potenziale completo, non è quello che noi siamo ma quello che possiamo diventare, non descrive un carattere prefissato e immutabile ma un continuo sviluppo verso quello che abbiamo la possibilità di essere e di diventare, se ne siamo consapevoli, pronti a maturare e sviluppare la nostra personalità.
Questo significa che possiamo cambiare e migliorare il nostro destino in ogni momento e diventarne padroni.
Qual'è la chiave? L'astrologia psicologica ci dice che abbiamo dodici capacità, rappresentate dai dodici segni zodiacali e dai rispettivi pianeti, capacità che devono essere conosciute, accettate e sviluppate.

Così abbiamo con il segno dell'ariete la capacità di autoaffermazione e buon istinto che ci può guidare.

Con il segno del toro la capacità di godimento e di delimitazione per poter con questo definire il nostro valore.

Il segno dei gemelli rappresenta le capacità intellettuali e di comunicazione.

Il cancro indica una capacità di percepire emozioni e di provare affetto.

Il leone è simbolo della volontà e della creatività in noi, capacità che ci permettono di prendere in mano e gestire la nostra vita.

Vergine rappresenta la capacità di osservazione e di analisi e serve soprattutto per tener pulita la nostra psiche.

Nel segno della bilancia riconosciamo la capacità di entrare in rapporto con gli altri e con il mondo intorno a noi.

Lo scorpione invece contiene le più forti qualità relazionali.

Il sagittario è simbolo della capacità di cultura e di tolleranza.

Il capricorno rappresenta la capacità di responsabilità e coscienza.

L'acquario è simbolo di libertà e di emancipazione attraverso la consapevolezza di un'ordine superiore e cosmico.

E infine il segno dei pesci e la sua capacità di sentire quello che le nostre orecchie non sentono, di vedere quello che i nostri occhi non vedono e di seguire la strada del cuore per conoscere la verità.

E' chiaro che un segno zodiacale rappresenta una simbologia molto più complessa di quella qui sopra accennata, ma già attraverso questi pochi appunti è possibile individuare e capire quale dei dodici segni zodiacali può essere in noi il simbolo meno sviluppato e che di conseguenza è diventato origine di problemi. Ecco che, sviluppare le capacità rappresentate dai segni zodiacali, può non solo risolvere tutti i problemi e riportare felicità e gioia di vivere, ma portarci anche su un livello di evoluzione superiore.


nel personale

Avvicinarsi all’astrologia significa essere aperti mentalmente ad un discorso che vuole superare i limiti della mentalità comune. Non si tratta, quindi, di un discorso facile, Richiede grande attenzione da parte di chi si vuol seriamente occupare di questo tema.
Attenzione, prima di tutto, alla qualità del contenuto.
L’astrologia, come qualsiasi altra disciplina può essere avvicinata a vari livelli, ed ogni esigenza trova la sua risposta. Ecco che, a questo punto, è importante chiedersi che cosa uno si aspetta, quali sono le proprie esigenze e desideri.

Forse in pochi sanno che esistono diversi tipi di astrologia. Vorrei nominarne qui alcuni: l’astrologia tradizionale, che si occupa della previsione del futuro; l’astrologia psicologica, che si occupa della definizione della personalità di una data persona; l’astrologia esoterica, che insegna come funziona la vita; l’astrologia spirituale, che aiuta a comprendere come può l’uomo ritrovare la propria unione perduta con l’universo.

Tutti siamo in grado di capire l’astrologia poiché essa comunica con il linguaggio dei simboli, che sono l’espressione della natura e del cosmo, e viene quindi compresa non tanto tramite la razionalità quanto con l’intuito e con la sfera a-razionale della psiche.
Con l’astrologia possiamo affrontare tutti i temi che ci interessano direttamente, come i nostri rapporti con il partner, con i genitori, con i figli, ma anche il tema del lavoro, della salute ed anche il lato economico della vita, la spiritualità, l’ambiente e quello che succede nel mondo.
La visione dell’astrologia rispetto a queste tematiche crea una piattaforma del tutto nuova, al di fuori delle opinioni comuni, e può quindi aprire nuove strade di comprensione e, quindi, nuove possibili soluzioni per la vita personale, come anche per la situazione globale. 


Lo Zodiaco

L´astrologia, per com'è conosciuta e diffusa, non evidenzia a prima vista il proprio vero significato. Deve essere il singolo ad andare alla ricerca nelle profondità di questa materia per scoprire il grande tesoro nascosto allo sguardo superficiale della mentalità comune. E solo una forte motivazione di voler capire il mondo, di voler capire sè stesso e la propria esistenza, il proprio destino è in grado di aprire la porta alla comprensione profonda di questa materia e quindi dell'universo che è l'uomo.
Alla base dello studio dell'astrologia c'è lo zodiaco con i suoi dodici segni dall'ariete fino ai pesci. Lo zodiaco contiene, in forma simbolica, tutti i segreti del mondo. Forse è questo il grande fascino che l'astrologia esercita sull'uomo da millenni. E nessun tempo e nessuna forza è mai stata capace di cancellare l'ardore nel cuore di quelli che si dedicano alla regina di tutte le scienze, come l'astrologia viene chiamata da sempre.
E mentre il mondo esteriore si sforza ad omologare il singolo a tutti gli altri, e con questo ad impoverire l'anima, lo studio dell'astrologia, al contrario, rende consapevole la singola persona della propria individualità, della propria ricchezza interiore e della stretta connessione del singolo con tutto l'esistente.

L'astrologia psicologica ed evolutiva interpreta lo zodiaco come un modello di sviluppo della personalità dell'uomo. Ogni segno viene tradotto come una capacità fondamentale importante per la crescita personale dell'individuo.
Così vediamo, per esempio, nel segno dell'ariete la capacità di affermazione personale, nel segno del toro la capacità economica, mentre il segno dei gemelli rappresenta la capacità di comunicazione con il mondo circostante, e così via. Queste sono capacità che ognuno di noi può identificare in sè stesso e riconoscere come qualità indispensabili per gestire al meglio la propria vita.
L´uomo possiede secondo il modello astrologico dodici qualità naturali che, nel corso della crescita della personalità, devono essere sviluppate. La maggior parte di noi invece queste qualità non le ha sviluppate sufficientemente e si trova quindi in una condizione d'inferiorità di debolezza e di incapacità davanti alle situazioni più semplici della vita di tutti giorni.
Prendiamo, solo per fare un esempio, il segno dell'ariete: una persona che non ha imparato ad affermarsi si ritrova con il problema di sentirsi bloccata ogni qualvolta deve affrontare una situazione nuova che richiede coraggio e spontaneità. La posizione dei pianeti nello zodiaco indica, in sostanza, il modo più semplice di come può avvenire lo sviluppo delle qualità indicate. Così vediamo che l'oroscopo si rivela come una chiave della personalità individuale di ognuno di noi.


La rinascita dell'astrologia

In questi ultimi anni si è verificata non solo una rinascita dell'interesse all'astrologia come anche ad altre discipline esoteriche, ma anche contemporaneamente una ricerca del significato, dell'essenza più profonda che si nasconde dietro le immagini dei simboli astrologici. Ed è proprio l'astrologia psicologica ed esoterica ad insegnarci che non è più tanto importante sapere cosa porta il futuro, mentre è importante essere in grado di capire sé stessi, cioè il presente, il qui ed ora, che si rivela come l'unica realtà che possediamo veramente. È quindi il caso di porre la nostra attenzione su questo presente per capirlo e poterlo gestire in modo intelligente ed amorevole.
L'arte di vivere felici, sani e contenti è intesa come capacità di realizzare sé stessi. Ed è questo il punto forte dell'astrologia che funge come una guida per conoscere il nostro mondo interiore, la nostra anima, il nostro potenziale innato. L'uomo è alla ricerca di sé stesso, e trova nell'astrologia il linguaggio cosmico e universale che è in grado di toccare la sua anima e il suo cuore, e guidarlo sulla sua strada personale.
Quando l'astrologia attraverso il grafico astrologico descrive la personalità individuale dell'essere succede qualcosa di magico, qualcosa che richiama sensazioni e ricordi lontani, capaci di riportare a un equilibrio interiore naturale. Il cerchio zodiacale stesso rappresenta nella sua complessità quell'interezza dell'individuo che noi pensiamo di aver perso. Nelle profondità del nostro essere però ritroviamo questa sensazione di essere qualcosa di speciale, qualcosa di meraviglioso che ognuno può identificare e provare quando si immedesima con quello che il quadro natale gli comunica.
E non c'e' bisogno di credere nell'astrologia. Ognuno è benissimo in grado di riconoscere sé stesso dietro la descrizione del tema natale. E quello che soggettivamente si rivela come una verità assoluta è in grado di trasformare la visione della propria vita personale e la visione della vita in genere.
Da dove nascono le energie per vivere la nostra vita di tutti giorni? L'astrologia ci insegna che il cielo è dentro di noi, e gli astri, cioè i simboli di particolari qualità energetiche, sono a nostra disposizione in ogni momento se solo ne vogliamo approfittare.
Conviene dunque appropriarsi del sapere astrologico per poter in ogni momento gestire con intelligenza questa ricchezza interiore e trasformarla in ricchezza esteriore.
La chiave per accederci è l'apertura mentale a uno sviluppo ulteriore al fine di arrivare alla comprensione, che viene chiamata l'anticamera della saggezza.


L'Oroscopo

Quando si parla di astrologia si pensa normalmente alla lettura dell'oroscopo personale e questo infatti è una delle possibilità di usufruire dal grande sapere dell'astrologia, e la più diffusa. Questa lettura dell'oroscopo può avvenire in diversi modi, come possiamo constatare quando contattiamo diversi astrologi. Ogni astrologo ha il suo modo di interpretazione secondo il suo stesso grado di sviluppo personale e di capacità in materia. È consigliabile quindi a chi non ha esperienza di contattare diversi astrologi finchè si trova quello che soddisfa di più la propria ricerca e i propri bisogni.
Quali possono essere questi bisogni? Le motivazioni per rivolgersi all'astrologia psicologica e spirituale sono diverse: possono essere problemi personali, difficoltà in famiglia, con i figli, i genitori, il partner o sul lavoro, problemi in amore, con la salute ecc. Ma anche senza avere un problema, l'astrologia ci aiuta attraverso la lettura dell'oroscopo personale a capire meglio gli altri, quelle persone che ci stanno più a cuore come i famigliari o il proprio partner, ma anche gli amici, colleghi o datori di lavoro.
Sempre più persone si rivolgono all'astrologia per capire meglio sé stessi, per conoscere la propria individualità e poter lavorare su sé stessi per attuare una crescita personale e spirituale.
Anche le aziende hanno scoperto le grandi possibilità dell'astrologia, per esempio nella gestione e assunzione del personale dove può essere utile conoscere più a fondo la personalità e il potenziale di una persona. Ma anche nella scelta di un periodo propizio per investire, ingrandire o per qualsiasi altra decisione che riguarda l'andamento di una ditta.
Una buona interpretazione del proprio oroscopo di nascita aiuta a capire sé stessi e la propria situazione in modo molto profondo.
In una fase della vita difficile quindi, l'oroscopo può dare un orientamento concreto sulla propria strada da percorrere, dando tutte le informazioni che mettono l'interessato nelle condizioni di poter scegliere meglio e autonomamente sulla sua vita. Questo significa che l'astrologia rende una persona libera. Chiunque si rivolge a questa disciplina lo può constatare. Ed è anche facile da capire perché una persona che conosce bene sé stessa fino in fondo è in grado di gestire meglio e in modo indipendente la sua vita.
E perché noi abbiamo bisogno dell'aiuto dell'oroscopo per conoscere e capire meglio noi stessi? Perché in genere siamo tutti da tutt'altra parte con i nostri pensieri ed interessi che da noi stessi. Poche persone concentrano la loro attenzione sulla propria persona, queste persone le chiamiamo "i saggi". Il resto della gente, cioè quasi tutti noi, si interessa di tutto meno che di sé stesso. Chi mette gli affari degli altri, e gli affari del mondo al centro della sua vita perde la sua vita. L'astrologia psicologica e spirituale ci insegna di nuovo a porre il proprio interesse sugli affari propri. Ecco perché è così efficiente nella risoluzione di qualsiasi problema, di qualsiasi compito.


Il significato dei pianeti

Quando guardiamo il cielo di notte con le sue splendide formazioni stellari, possiamo sentire dentro di noi muovere qualcosa, come sensazioni indefinibili e magiche che seducono la nostra anima ad aprire anche se solo per un piccolo momento, la porta ad una dimensione diversa di quella dove ci troviamo solitamente.
Sogni? Illusioni? Desideri? Fatto è che abbiamo perso la capacità di identificarci con noi stessi, con l'essenza di quello che noi siamo. Le distrazioni del mondo artificiale del tecnologismo, delle ideologie totalizzanti, dei nazionalismi, degli interessi materiali occupano a tempo pieno la nostra attenzione, e soffocano le nostre esigenze umane di amore, di felicità, di libertà e tante altre....
Tale è la nostra distrazione che non siamo neanche più in grado di percepire che possa esistere un altra condizione di esistenza e di vita, che quella che viviamo giorno per giorno: insoddisfatti, scontenti, disillusionati, arrabbiati, esasperati, ammalati di corpo, anima e mente. Eppure la verità è che portiamo il cielo dentro di noi, portiamo le stelle dentro di noi.
E quella sottile sensazione di una pace profonda e sconosciuta, in grado di muovere il nostro cuore quando solo ci lasciamo andare in questa percezione dell'universo intorno a noi non è altro che la risonanza di quello che è la realtà dell'anima: l'universo dentro di noi.
Quando cominciamo ad occuparci dell'astrologia si aprono le finestre sul cielo. Cominciamo a vedere la vita con occhi diversi.
Cominciamo a capire che la vita è un avventura sognata. Cominciamo a capire che i pianeti rappresentano veramente delle forze attive dentro di noi che aspettano finchè prendiamo finalmente possesso dell'immenso potenziale diventando consapevole di noi stessi.

L'astrologia ci insegna che ognuno dei dieci pianeti che finora conosciamo rappresenta una qualità specifica. E questa qualità è una capacità innata.
Prendiamo come esempio la bellissima Venere, una delle stelle più splendenti sul cielo notturno. Venere rappresenta in ognuno di noi il senso estetico della bellezza e di uno stile di vita piacevole e ricco. Rappresenta inoltre la capacità di godere la vita, di dare valore a sè stesso e al proprio lavoro, come anche le capacità economiche di una persona. Venere simboleggia anche il senso della pace e la capacità di rapporto con il mondo circostante.
E naturalmente come Dea dell'amore ci insegna ad amare ed essere amati. Una persona che non conosce questa energia di Venere dentro di sè non la può sviluppare e si ritrova nella sua vita con dei problemi di rapporto, con problemi in amore, con il problema di mancata autostima, con problemi di gusto e di stile di vita, con l'incapacità di godersi la vita e con difficoltà finanziarie ed economiche.

Questi problemi però non sono innati. Sono il risultato della disattenzione alla propria persona. Quindi una volta capito il messaggio astrologico uno può iniziare quello che chiamiamo il lavoro su sè stesso.
L'impegno di sviluppare le capacità di un pianeta cioè di una qualità dentro di sè è sufficiente per ottenere dei buoni risultati nello sviluppo della personalità e nella risoluzione dei propri problemi.
Ecco dove sta il fascino dell'astrologia: nella scoperta della propria individualità, nella scoperta delle proprie capacità, nella scoperta del proprio potenziale e della propria autonomia. I pianeti sono portatori di successo e aspettano ad essere scoperti da ognuno di noi per donarci tutto quello che noi sogniamo, e anche di più.

facciamo una prova di lettura con l'astrologia psicologica di una cosa che tutti conosciamo: IL NATALE.

21 dicembre, il sole entra nel segno del Capricorno ed è il momento del solstizio che introduce la stagione invernale dello zodiaco. La realtà fisica della natura in questa stagione si presenta nella sua qualità più intensa: la notte più lunga ed il giorno più corto dell'anno. Il buio ed il freddo sembrano aver vinto sulla terra. Le energie vitali, nascoste sotto la terra ghiacciata o coperta di neve, sembrano quasi inesistenti, quasi impercettibili. La vita si ritira in meditazione su sé stessa, in una profonda venerazione della sua eterna creatività che in questo momento sacro sta preparando la nascita di una nuova luce.

In questa notte buia nasce la nuova vita, nasce Cristo, la luce interiore dell'uomo, la sua vera natura cosmica.
La qualità del tempo è impregnata in tutto ciò che appartiene a questo momento. Parlo qui sia della natura esterna come anche della natura interiore dell'uomo, che sono legati l'una all'altra attraverso l'essenza dell'essere. Chi ha imparato la simbologia, il linguaggio eterno della vita, è in grado di capire fin nel profondo cos'è il messaggio di questo momento.

È l'invito a spostare la concentrazione dal mondo materiale esterno al mondo immateriale interno. Vuol dire ritirare la propria attenzione dalle distrazioni ed esigenze superficiali e rivolgerla verso la dimensione interiore, per penetrare nelle profondità dell'anima, là dove si trova la creatività iniziale, chiamata universo, eternità, oppure Dio.
È un momento magico, prezioso, sacro, che succede soltanto quando l'uomo è pronto ad aprirsi a qualcosa di più grande di lui, all'immensità della consapevolezza spirituale.
Il periodo dell'anno, e di questo avvenimento, è simboleggiato dal segno del Capricorno, con il pianeta Saturno come suo governatore. Questo segno rappresenta l'uomo che nel suo stato spirituale evoluto è in grado di capire il significato di questo momento dove la coscienza trascende tempo e spazio e si unisce all'infinito. Il suo traguardo è scoprire in sé questa coscienza, essere presente nel qui ed ora, ed accettare la piena responsabilità sulla propria vita.

Nel suo stato spirituale non evoluto invece abbiamo l'uomo comune, ambizioso nei soliti traguardi di carriera, di successo e di riconoscimenti ufficiali. All'interno della civiltà industriale questo significa per lui mettere da parte la responsabilità verso sé stesso, verso la vita, verso l'ambiente, verso la terra sulla quale vive ed adeguarsi alle norme vigenti. Privo di consapevolezza e di coscienza, insegue una linea puramente razionale, materialistica e mercantilista, esasperando la competitività, il profitto e lo sfruttamento di persone e di risorse, generando così la guerra.
La propria creatività, e i valori umani di stima e di rispetto verso la vita, di sincerità, di autenticità e di amore rimangono soltanto parole senza significato, utilizzate a scopo politico.
Ma il segno del Capricorno simboleggia anche la vita quale grande maestro. Attraverso l'esperienza personale e diretta del bene e del male, del giusto e dello sbagliato, del dolore e della gioia, essa confronta l'uomo con il suo karma, cioè con il risultato delle sue scelte offrendogli, così, il dono della consapevolezza spirituale.

CLAUS GATTERER
CLAUS GATTERER, GIORNALISTA E STORICO
AUTONOMIE, FEDERALISMO, EGOISMI NAZIONALI

BREVE VIAGGIO NEL MONDO SUDTIROLESE IN COMPAGNIA DI CLAUS GATTERER
VECCHIO MONDO CONTADINO E PRIME CONSEGUENZE DELLA MODERNITÀ INDUSTRIALE
L'IMPOSIZIONE AI SUDTIROLESI DELLE SCUOLE NELLA SOLA LINGUA ITALIANA
IL FASCISMO NEI VILLAGGI SUDTIROLESI: LA DOPPIA MORALE
NAZISMO E FASCISMO: I SUDTIROLESI NE VIVONO LE OTTUSITÀ E SANNO DELLE ABERRAZIONI…
LE OPZIONI: LA RICETTA LACERANTE DEI NAZI-FASCISTI AI PROBLEMI DELLA CONVIVENZA
OPZIONI: PRESSIONI PER SMEMBRARE UN POPOLO
MI SFORZO DI GUARDARE LA SITUAZIONE CON L'OCCHIO DEGLI ALTRI




Claus Gatterer

Personaggio in qualche modo emblematico di un Suedtirol aperto al mondo, a cominciare dagli italiani che ci risiedono, Claus Gatterer ha raccontato la sua infanzia in un libro edito in italiano da Praxis3 di Bolzano “Bel Paese, brutta gente”, un infanzia (gli anni ‘20 e ‘30) segnati dal fascismo e dalla vicenda, per molti versi ancora avvolta dalla nebbia, delle “opzioni”, cioè della scelta tra rimanere o partire con le proprie cose verso il Reich chiesta da Hitler e Mussolini ai sudtirolesi quale mezzo per la definitiva soluzione della questione sudtirolese (e che mise in moto non poche contraddizioni).
Diamo ampi stralci di questa lettura per molti versi dolce, limpida ma anche netta, che mette, diciamo, “con le spalle al muro” molte responsabilità.


Claus Gatterer, giornalista e storico
Nato a Sesto Pusteria in provincia di Bolzano il 27 marzo 1924, figlio di una famiglia di piccoli contadini, frequenta il Liceo classico presso il collegio vescovile di Bressanone.
Dal 1945 inizia la sua attività di giornalista a Bolzano, proseguita poi ad Innsbruck, Salisburgo e Vienna in quotidiani, settimanali e, infine, all'ente radiotelevisivo austriaco ORF.<
Oltre che giornalista, Claus Gatterer è un importante storico che si è occupato dei problemi dell'Austria multietnica, in particolare ai problemi di convivenza tra popolazioni diverse, dando un contributo significativo all'approfondimento delle tematiche dei rapporti tra Stati e minoranze etnico-linguistiche.

Tra i suoi libri sono stati tradotti in lingua italiana:
Cesare Battisti - Ritratto di un alto traditore, editore La nuova Italia, Firenze, 1975
Italiani maledetti, maledetti austriaci, editore Praxis 3, Bolzano, 1986
Bel Paese, brutta gente, editore Praxis 3, Bolzano, 1989
In lotta contro Roma. Cittadini, minoranze e autonomie in Italia, editore Praxis 3, Bolzano, 1994
 
Gatterer è scomparso a Vienna il 28 giugno 1984 ed è sepolto a Sesto Pusteria.


Autonomie, federalismo, egoismi nazionali
L'autonomista Gatterer, il federalista Gatterer - ci si può chiedere - avrebbe approvato il movimento delle Leghe? Probabilmente no. Era troppo sinceramente socialista e internazionalista, troppo persuaso della necessità di una solidarietà fra le genti per farsi affascinare da un populismo che pare riscoprire le autonomie e il federalismo non perchè ci crede in assoluto, ma perchè potrebbero costituire gli strumenti più adatti per coltivare e garantire nel modo più efficace gli egoismi regionali di chi sta relativamente bene a scapito di chi sta sicuramente male.
Rivendicazioni autonomiste e federaliste che si condiscono, per di più, di elementi di presupponenza etnica e perfino razziale in un'Italia che tanti pensavano unita e formata da una sola nazione e che si rivela ora invece più che mai articolata in nazionalità regionali diverse e antagoniste fra di loro.
Tuttavia, anche in questa fase storica in cui è supportato da moventi e movimenti spesso rozzi e che mirano a soluzioni miopi ed egoiste, il problema in quanto tale esiste: quello di un'unità nazionale italiana largamente fittizia, all'interno della quale bolle evidentemente, anche da noi, una potenziale Jugoslavia.
Ecco, il libro di Claus Gatterer "In lotta contro Roma" offre elementi e strumenti di analisi e di riflessione per tentare di capire meglio il tumultuoso presente europeo e italiano. Parla, fra l'altro, dei problemi di Bolzano e di Trieste, di personaggi come Cesare Battisti, Degasperi, ma in un modo che ci induce, oggi a pensare soprattutto a Sarajevo e a Bossi.


Breve viaggio nel mondo sudtirolese in compagnia di Claus Gatterer
copertian2nuovo viagigoSignificativa figura di intellettuale, Claus Gatterer ha seguito con amore ma anche con occhio disincantato il suo Südtirol, dove era nato nel 1924. Proprio questo suo non prestarsi ad essere un trombone al servizio di chi comanda (e, naturalmente, la sua appartenenza ad un filone socialdemocratico poco ben visto dall’establishment locale) lo ha esposto ad una certo ostracismo, in vita e dopo.
 
Il suo archivio, per dare un esempio, di grande interesse documentario, ha vagato per anni in scatoloni presso persone amiche prima di trovare al Comune di Sesto, dove è nato, una sistemazione.
Dai suoi molti libri, dei quali diversi tradotti anche in italiano, abbiamo scelto alcune pagine da "Bel Paese, brutta gente", editore Praxis 3 di Bolzano, pagine che raccontano la vita quotidiana dei sudtirolesi, la vita di paese, durante un periodo difficile per la minoranza tedesca della provincia di Bolzano, quello dell’arrivo dello Stato italiano con la faccia del fascismo.
Sempre da questa visuale "famigliare" il libro racconta anche un altro momento drammatico: quello delle "opzioni", l’accordo del 1939 tra Hitler e Mussolini per espellere i sudtirolesi dalla loro terra e deportarli in qualche luogo della Germania, magari a germanizzare i territori di nuova conquista.
Chi vorrà leggere il libro, dopo aver assaggiato qui il gusto di un racconto dove la storia è resa attraverso le vicende (e le meschinità, spesso) degli uomini, troverà un testo tanto lieve da leggere quanto pesante per le riflessioni che suscita.




Vecchio mondo contadino e prime conseguenze della modernità industriale
Qui, tra buoi, vitelli, cavalli e maiali, ci si accorgeva anche di come tenacemente il nostro mondo, quello dei contadini, si difendeva da tutto ciò che era nuovo.
Ci si sedeva nella stessa osteria nella quale si era seduto una volta il nonno col papà e come loro si mangiava la stessa minestra di trippe, si mercanteggiava alla stessa maniera e quando si parlava di politica, di Hitler, Mussolini o della Spagna, non ci si arrabbiava. Ci arrabbiavamo invece soltanto per cose più vicine a noi, ad esempio per la nuova fabbrica per la produzione di apparecchiature radiofoniche e che aveva sovvertito tutta la vita contadina.
Schmalzl, un ricco commerciante di bestiame, si lagnava con mio padre affermando che era la rovina del mondo contadino. Attirava irresistibilmente i giovani, tanto che era diventato quasi impossibile trovare un servo agricolo e se avevi la fortuna di trovarne uno, questo non si accontentava più come una volta della paga oltre al vestito e al paio di scarpe che usualmente gli veniva dato. Voleva anche i "contributi".
Un amico del cugino aveva trovato un impiego in quella fabbrica come capo del deposito del legname e Jörg Glatzer era già riuscito a risparmiare tanto da potersi comperare una motocicletta di seconda mano, una di quelle lunghe Guzzi rosse. Indignato Schmalzl osservava:
- Cosa? In motocicletta viaggiano ora i "signori servi"? Bene, bene! E uno come me, con cosa deve viaggiare allora? Non c'è più religione. Dei traditori sono, l'ho detto, tutti traditori sono!
In Val di Sesto, nessuno avrebbe mai criticato i servi che avessero preferito lavorare in fabbrica pretendendo una giusta paga, e nessuno li avrebbe per questo tacciati da traditori. Forse, noi, nella valle, non abbiamo mai avuto dei veri servi. I servi, quelli veri, quelli che intendeva Schmalzl, io li avevo visti una sola volta, da bambino, al cosiddetto Schlengglmarkt.Era questo il giorno di mercato nel quale i servi e le serve agricole si offrivano per un nuovo posto di lavoro, per un anno o per tutta la vita, a seconda del caso.
Camminavano su e giù col passo pesante, uomini sani e robusti come orsi e vecchi canuti, distrutti dalla fatica e stanchi, tutti con il loro cucchiaio infilato nel taschino sinistro della giacca o del panciotto. Tra loro, più vivaci, ma non certo più felici, le serve, vecchie e giovani, belle e brutte, timide o più alla mano: nel complesso uno spettacolo triste di gente che, come diceva mio padre, si metteva in compravendita alla stregua del bestiame.
Chi si godeva questo Schlengglmarkt erano i contadini, quelli ricchi, principalmente i giovani che si comportavano con arroganza. Questo era il giorno in cui i servi, concluso il nuovo contratto, aspettavano il giorno della candelora per passare dal vecchio al nuovo padrone.
Quello era un giorno di festa per i grandi contadini, quelli che avevano tanta terra da potersi permettere i servi. Si potevano osservare mentre tastavano scrupolosamente i muscoli, come se invece di uomini stessero scegliendo cavalli per l'aratro.
Sfacciatamente, senza alcun pudore, palpavano seno e sedere alle serve. Mio padre, disgustato, mi prese per mano e mi condusse via.
Per la verità non erano molti i contadini che si comportavano in quel modo con i servi. Tutto sommato aveva ragione Giani quando diceva, pur detestando questi contadini pieni di arroganza, che i servi qui da noi stavano meglio dei fittavoli e dei mezzadri delle grandi tenute in Italia.



L'imposizione ai sudtirolesi delle scuole nella sola lingua italiana
imposizioneA noi scolari proibì di parlare in tedesco durante l'intervallo delle lezioni. Con l'occhio indagatore del segugio controllava i nostri quaderni per scoprire se qualche illegittima lettera gotica si fosse incautamente insinuata tra quelle latine.
Ovviamente era a conoscenza dell'esistenza della scuola clandestina tedesca; sapeva che vi veniva insegnata la cosiddetta Kurrentschrift e logicamente deduceva che un bambino non era in grado di separare con la dovuta attenzione le due scritture; una sola lettera nel compito di casa avrebbe fornito un prezioso indizio per portare sulle tracce di questa congiura antinazionale.
Quando il signor Monteforte teneva i suoi discorsi in classe, si metteva in piedi dietro la cattedra con la mano destra appoggiata sul fianco e quella sinistra impegnata in larghi gesti, la testa eretta come se l'auditorio fosse seduto sul soffitto, un facsimile di Mussolini in carne ed ossa.
- Noi siamo - tuonava - problemisti... attualisti... realizzatori!
Non sapevamo cosa significassero quelle parole ma che per noi significava fascismo ci era chiaro.
- Lo spirito della cultura vince con la spada di Roma... Tutto ciò che Roma compie è nello stesso tempo nazionale e universale...









Il fascismo nei villaggi sudtirolesi: la doppia morale
Quando molti anni più tardi cercai di farmi spiegare da una persona, che avrebbe dovuto esserne informata, come il fascismo entrò nella valle, mi rispose:
- Non lo saprei dire. Da un giorno all'altro fu qui.
Il fascismo era presente perchè c'era gente del paese che apparteneva al partito e alle sue organizzazioni. La loro appartenenza, tuttavia, era come per le scritte in italiano: sulla casa del Comune (Gemeindehaus) c'era scritto Municipio - Comune di Sesto; il fornaio (der Bäcker) era diventato il Panificio; e i vari negozi di generi alimentari (Gemischten Warenhandlung) divennero Generi Misti. Tutte esteriorità, vernice che, ad eccezione del municipio, nascondeva gente che era rimasta quella di prima. E più la vernice era vistosa, più la gente tendeva a rimanere ciò che era stata e si voleva fargli dimenticare.
La gente benestante, i commercianti, gli albergatori e i liberi professionisti avevano quasi tutti aderito al partito e nessuno avrebbe pensato a biasimarli. Portavano la cimice all'occhiello nei giorni di festa nazionale, sotto gli abiti civili, avevano la camicia nera.
Questi signori, esclusi ora da quel potere diretto che una volta avevano detenuto, non sapevano rinunciare ad una particolare relazione con le autorità che detenevano il potere attualmente, cioè con i fascisti. La cosa era considerata assolutamente normale ed era da tutti accettata.
Per i poveracci, come il piccolo contadino che aveva un solo paio di capre e una vacca nella stalla, il lavoratore a giornata o l'operaio, per loro la tessere del Partito era, nè più nè meno che la tessera per il pane perchè la legge di quei tempi garantiva impiego e salario solo a chi era iscritto al sindacato unico, quindi al Partito.
Ma la gente comune, quel ceto tra i benestanti e il popolino, la maggior parte dei contadini quindi, stava in disparte. Non era iscritta al Partito, non mandava i figli con i Balilla e le Piccole Italiane, rinunciava ai libri e ai calzoncini gratuiti e proibiva loro qualsiasi relazione con altri bambini:
- Quelli stanno con gli italiani.
Questa proibizione si limitava comunque soltanto ai bambini dei poveri che "stavano con gli italiani". Con quelli dei benestanti avremmo invece potuto senz'altro giocare, se questi si fossero degnati.
In questo si manifestava palesemente la doppia morale del paese.
Ma il fascismo, e tutto ciò che è politica, non sarebbe comprensibile se non si tenesse conto di questa doppia morale.



Nazismo e fascismo: i sudtirolesi ne vivono le ottusità e sanno delle aberrazioni…
L'estate si preannunciava buona; la casa era piena di ospiti e la valle non era mai stata invasa da tanti villeggianti come quell'anno.
Il nostro ospite, il medico di Vienna, quell’anno non c’era.
La mamma ne chiese il motivo ad un altro villeggiante viennese suo amico:
- Si trova nel campo di concentramento di Dachau rispose.- Campo di concentramento? chiese la mamma stupita ma è qualcosa per profughi.- Buona donna le rispose l’amico in quel campo di concentramento non ci sono profughi.I villeggianti tedeschi erano i più numerosi; e in fin dei conti ora anche gli austriaci erano tedeschi. Alcuni si definivano fieramente "Ostmärker" cioè della Marca orientale. La maggior parte non aveva la minima conoscenza nè di noi nè del nostro paese.
Quando salivano in corriera, consultando un vocabolario tascabile, sillabavano faticosamente in italiano, "preco, un pig-lietto Sesto Pusteria cum pagag-lio". Il bigliettaio, un ladino che masticava un tedesco con un accento duro come la roccia, gridava all'autista all'altro capo della corriera:
- Ma questo è prussiano ostia? Prussiano per me è qualcos'altro.La gente rideva. I prussiani si arrabbiavano ma non smettevano di parlare in italiano con le cameriere e con i contadini.
- Tue kaffè cum lacte! - chiese un professore tedesco, al bar della Posta. La cameriera mostrò di non gradire l'ordinazione e pregò l'ospite di esprimersi in tedesco. Questo, imperterrito, continuò ad insistere con il suo "Tue kaffè cum lacte". Con questa ottusa serietà essi intendevano l'hitleriana intoccabilità del confine delle Alpi.
Un pomeriggio di domenica venne da noi Robert, un nostro ex servo. Chiese di mio padre ed insieme si appartarono nel fienile. Di nascosto mio padre gli consegnò la chiave del portone del fienile e quella del granaio. La sera la mamma disse a noi bambini che il giorno dopo avremmo dovuto andare nella Valle di Innerfeld per vedere se gli alpini avevano danneggiato qualcosa dei nostri campi durante le esercitazioni militari e consigliò ai nostri ospiti di approfittare della nostra guida per farsi una bella gita.
Seppi più tardi che queste strane manovre famigliari erano state decise per scopi precauzionali al fine di mascherare un particolare genere di contrabbando.
Robert aveva fatto passare nella notte il confine dell'ex-Austria, come si espresse lui, ad un gruppo di donne e uomini ebrei.
Li aveva nascosti nel nostro fienile e la notte successiva, guidandoli per i sentieri del bosco, li aveva fatti arrivare fino a Dobbiaco da dove, sul trenino azzurro che passa da Cortina, avevano raggiunto il Veneto.
"Ho avuto tanta fortuna col contrabbando che sentivo il bisogno di sdebitarmi con un'opera buona. Così, quando è venuto quello di Kartitsch a dirmi che ci sarebbero un paio di persone, ha detto, che dovrebbero andare via di lì, ho pensato che questa cosa dovevo farla, è un'opera buona ho pensato, questo lo devo fare. Candelostia, sono uomini anche loro, no? A Vienna hanno dovuto pulire le strade con lo spazzolino da denti, ha detto il Kartitsch, e cancellare le scritte sui muri con la lingua mentre venivano presi a pedate nel culo dalle SS.
Questo lo devi fare Robert, mi sono detto, quella gente la devi aiutare, ostia! Sono uomini anche loro."
Il finimondo della stupidità, dell'ottusità e dell'oppressione infuriava e strepitava intorno a noi; imperversava una sarabanda della piccola borghesia, organizzata e diretta dall'alto. Una demenziale pioggia di leggi e di decreti ci veniva addosso: impiegati e professori dovevano portare la divisa (esclusi i nostri perchè erano sacerdoti) (Gatterer frequentava il Seminario di Bressanone n.d.r.); il lei venne soppresso e sostituito con il voi; in tutti gli uffici pubblici fu obbligatorio il saluto romano e abolita la stretta di mano.
In tutte le caserme e le scuole ci si esercitava con il passo romano, il nuovo passo di parata, "un passo difficile", come si espresse Mussolini, "un passo che i pancioni, le mezzemaniche, i deboli e le mezze cartucce non saranno mai in grado di praticare".
Il passo romano era copiato da quello di parata tedesco. Il passo romano fu obbligatorio durante le lezioni di educazione fisica anche da noi nella kiste. Il professore di storia dal naso socratico, che nel suo passato militare era stato anche professore di ginnastica, ci annunciò la novità non senza l'aggiunta di alcuni ironici commenti sulla stupidità di questo scimmiottamento, e sedutosi al pianoforte si mise a strimpellare la canzone del viandante.
A novembre fu messo a punto l'accordo dell'Asse. Il governo italiano emanò le leggi antiebraiche.
Fu loro interdetto il soggiorno in luoghi di villeggiatura frequentati di norma dalla nuova classe, quella in camicia nera e la cimice all'occhiello.



Le opzioni: la ricetta lacerante dei nazi-fascisti ai problemi della convivenza
La maggior parte votò per l'emigrazione, per i tedeschi quindi. Gli uni per fede ed entusiasmo, come affermavano; gli altri perchè in quanto tedeschi non potevano che votare per i tedeschi, malgrado tutte le possibili conseguenze; altri ancora per la speranza di nuove fattorie senza sassi e senza sterpaglia; alcuni nell'attesa che il Führer ripagasse il centopercento sudtirolese con una occupazione liberatrice e pochi altri ancora facendo quello che, per i più, era una decisione drammatica, con leggerezza e per puro spirito di avventura. La maggior parte aveva comunque i suoi buoni motivi personali.
Micheler, per esempio, votò per l'emigrazione perchè non poteva perdonare agli italiani di aver messo in prigione sua figlia insieme a ladre e prostitute; la vicina perchè, come le era stato assicurato, Hitler, nel Reich, non tollerava fatui e pigri milionari; il cugino Michl perchè i parenti della moglie avevano votato per i tedeschi e lei lo aveva minacciato che sarebbe stata presa dalla depressione se avesse dovuto vivere separata dalle sorelle; Rauter perchè nella notte di Natale aveva scoperto, per fortuna ancora in tempo, una catasta di sterpi addossata alla parete del suo fienile pronta per appiccavi il fuoco; Jörg e gli altri della fabbrica di apparecchi radio perchè la fabbrica aveva chiuso i battenti e di nuovo si trovavano a non aver lavoro in patria; i signori Staudinger e Sturmberger perchè i loro figli, giovani idealisti e entusiasti, avevano preteso che i rispettivi genitori seguissero "sulla strada del Reich" loro, i figli, che sentivano il dovere di essere accanto al Führer nell'ora della battaglia decisiva.
Il giorno di Capodanno le mie sorelline tornarono dalla Messa piangendo. Bambini tedeschi le avevano costrette a spintoni ad uscire dal banco che il cappellano aveva assegnato loro all'inizio della scuola. Mio fratello, piangendo, protestava:
- Non voglio più andare a scuola italiana. Voglio andare in quella tedesca. Non voglio lasciarmi gridare dietro walscher.
La mamma lo calmò dandogli dei biscotti.
Il popolo non esisteva più; anche "noi" non esistevamo più, noi, il paese, la comunità paesana. Esistevano soltanto i fronti: di qua i camerati, di là i traditori; di qua gli emigranti, di là coloro che restavano; di qua i tedeschi, di là i walscher; di qua i fedeli, di là i rinnegati.
Noi che eravamo rimasti ci sforzavamo di capire il senso dell'operazione.
I nostri "rimpatriandi" non tornavano a casa ma andavano in esilio in terra straniera, e lì non trovavano un padre che li stringeva al petto e gli sacrificava il più bel vitello della stalla, ma un Führer che pretendeva sacrificio, "fede e olocausto". E' probabile che questo impenetrabile intrico di ipocrisia e menzogna proliferasse soltanto in quella zona di profonda schizofrenia di nazionalismo barbarico che, da parte italiana, voleva guadagnarsi una patria senza popolo mentre dall'altra, da parte tedesca, voleva per sè un popolo senza patria.
I primi treni di emigranti partirono verso nord addobbati di bandiere con croci uncinate, alla volta della "casa" nel Reich.
Gente povera che non aveva niente da perdere e che poteva andarsene senza tanti problemi. Non lasciavano niente, non lasciavano beni, gente che nessuno rimpiangeva.
Come funzionari e funzionarie dell'Aderst e dell'Ado, tra le sventolanti bandiere del regno millenario e il profondo sguardo del Führer, avevano finalmente trovato pane e lavoro tutti quelli che si sentivano predestinati a professioni importanti: avvocati e dattilografe, maestri in prepensionamento e politici mancati, romantici poetuncoli e pettegole donne di pulizia.
Montagne di atti e di documenti crescevano a vista d'occhio: domande di cittadinanza, attestati di arianità, attestati genealogici, domande di volontariato, protocolli su transazioni di proprietà, perizie di stima.
Quanto più caotiche crescevano le montagne di atti e diventava pressante la necessità di ordinarli e di registrarli, tanto più indispensabili diventavano i funzionari dell'Ado; il servizio cartaceo li dispensava da quello militare. Questa loro indispensabilità in patria non incrinava il loro entusiasmo per il fronte, al contrario.
Spedivano verso il Reich ciò che era facilmente disponibile: malati, pensionati, robusti lavoratori e giovani camerati entusiasti, mentre si adoperavano a trattenere in patria tutti coloro che erano utili all'incremento e al prolungamento della guerra cartacea, cioè alla loro indispensabilità, quindi possidenti, contadini, imprenditori. Con questi si poteva discutere per ogni albero e ogni sasso, si poteva stimare, peritare ed avviare interminabili incartamenti.
Non si potrà mai lodare abbastanza l'abnegazione di questi Indispensabili degli uffici dell'Aderst e dell'Ado.
In fin dei conti furono quelli che, grazie anche al fulmineo passaggio del regno millenario, ostacolarono e ritardarono l'esecuzione delle "opzioni".
 
 
Tratto da "Bel paese, brutta gente" di Claus Gatterer, casa editrice Praxis 3, via Mendola, 43/a Bolzano, prima edizione italiana 1989






Opzioni: pressioni per smembrare un popolo
La maggior parte votò per l'emigrazione, per i tedeschi quindi. Gli uni per fede ed entusiasmo, come affermavano; gli altri perchè in quanto tedeschi non potevano che votare per i tedeschi, malgrado tutte le possibili conseguenze; altri ancora per la speranza di nuove fattorie senza sassi e senza sterpaglia; alcuni nell'attesa che il Führer ripagasse il centopercento sudtirolese con una occupazione liberatrice e pochi altri ancora facendo quello che, per i più, era una decisione drammatica, con leggerezza e per puro spirito di avventura. La maggior parte aveva comunque i suoi buoni motivi personali.
Micheler, per esempio, votò per l'emigrazione perchè non poteva perdonare agli italiani di aver messo in prigione sua figlia insieme a ladre e prostitute; la vicina perchè, come le era stato assicurato, Hitler, nel Reich, non tollerava fatui e pigri milionari; il cugino Michl perchè i parenti della moglie avevano votato per i tedeschi e lei lo aveva minacciato che sarebbe stata presa dalla depressione se avesse dovuto vivere separata dalle sorelle; Rauter perchè nella notte di Natale aveva scoperto, per fortuna ancora in tempo, una catasta di sterpi addossata alla parete del suo fienile pronta per appiccavi il fuoco; Jörg e gli altri della fabbrica di apparecchi radio perchè la fabbrica aveva chiuso i battenti e di nuovo si trovavano a non aver lavoro in patria; i signori Staudinger e Sturmberger perchè i loro figli, giovani idealisti e entusiasti, avevano preteso che i rispettivi genitori seguissero "sulla strada del Reich" loro, i figli, che sentivano il dovere di essere accanto al Führer nell'ora della battaglia decisiva.
Il giorno di Capodanno le mie sorelline tornarono dalla Messa piangendo. Bambini tedeschi le avevano costrette a spintoni ad uscire dal banco che il cappellano aveva assegnato loro all'inizio della scuola. Mio fratello, piangendo, protestava:
- Non voglio più andare a scuola italiana. Voglio andare in quella tedesca. Non voglio lasciarmi gridare dietro walscher.
La mamma lo calmò dandogli dei biscotti.
Il popolo non esisteva più; anche "noi" non esistevamo più, noi, il paese, la comunità paesana. Esistevano soltanto i fronti: di qua i camerati, di là i traditori; di qua gli emigranti, di là coloro che restavano; di qua i tedeschi, di là i walscher; di qua i fedeli, di là i rinnegati.
Noi che eravamo rimasti ci sforzavamo di capire il senso dell'operazione.
I nostri "rimpatriandi" non tornavano a casa ma andavano in esilio in terra straniera, e lì non trovavano un padre che li stringeva al petto e gli sacrificava il più bel vitello della stalla, ma un Führer che pretendeva sacrificio, "fede e olocausto". E' probabile che questo impenetrabile intrico di ipocrisia e menzogna proliferasse soltanto in quella zona di profonda schizofrenia di nazionalismo barbarico che, da parte italiana, voleva guadagnarsi una patria senza popolo mentre dall'altra, da parte tedesca, voleva per sè un popolo senza patria.
I primi treni di emigranti partirono verso nord addobbati di bandiere con croci uncinate, alla volta della "casa" nel Reich.
Gente povera che non aveva niente da perdere e che poteva andarsene senza tanti problemi. Non lasciavano niente, non lasciavano beni, gente che nessuno rimpiangeva.
Come funzionari e funzionarie dell'Aderst e dell'Ado, tra le sventolanti bandiere del regno millenario e il profondo sguardo del Führer, avevano finalmente trovato pane e lavoro tutti quelli che si sentivano predestinati a professioni importanti: avvocati e dattilografe, maestri in prepensionamento e politici mancati, romantici poetuncoli e pettegole donne di pulizia.
Montagne di atti e di documenti crescevano a vista d'occhio: domande di cittadinanza, attestati di arianità, attestati genealogici, domande di volontariato, protocolli su transazioni di proprietà, perizie di stima.
Quanto più caotiche crescevano le montagne di atti e diventava pressante la necessità di ordinarli e di registrarli, tanto più indispensabili diventavano i funzionari dell'Ado; il servizio cartaceo li dispensava da quello militare. Questa loro indispensabilità in patria non incrinava il loro entusiasmo per il fronte, al contrario.
Spedivano verso il Reich ciò che era facilmente disponibile: malati, pensionati, robusti lavoratori e giovani camerati entusiasti, mentre si adoperavano a trattenere in patria tutti coloro che erano utili all'incremento e al prolungamento della guerra cartacea, cioè alla loro indispensabilità, quindi possidenti, contadini, imprenditori. Con questi si poteva discutere per ogni albero e ogni sasso, si poteva stimare, peritare ed avviare interminabili incartamenti.
Non si potrà mai lodare abbastanza l'abnegazione di questi Indispensabili degli uffici dell'Aderst e dell'Ado.
In fin dei conti furono quelli che, grazie anche al fulmineo passaggio del regno millenario, ostacolarono e ritardarono l'esecuzione delle "opzioni".
 
 
Tratto da "Bel paese, brutta gente" di Claus Gatterer, casa editrice Praxis 3, via Mendola, 43/a Bolzano, prima edizione italiana 1989





Mi sforzo di guardare la situazione con l'occhio degli altri
Sono un sudtirolese che di sua volontà ha scelto di vivere a Vienna, ed ho il passaporto austriaco.
Ma non passa anno in cui non capiti due o tre volte in Sudtirolo, come frequento del resto assiduamente altre zone dove vivono minoranze.
Mi sforzo di vedere la situazione nel Sudtirolo non solo con i miei occhi ma anche con gli occhi di quei compaesani che sono ladini o italiani. Certe situazioni mi sforzo di pensarle non solo col mio testone tirolese ma anche di esaminarle con un testa italiana.
Ecco cosa intendo quando dico che non si deve guardare da un occhio solo, quando invito al dubbio, quando affermo che intere generazioni di sudtirolesi in ordine alla storia di questa terra sono state riempite piuttosto di lacune storiche che di sapere.
I sudtirolesi, pur di guadagnare ,rovinano il loro ambiente, la loro patria, e questo avendo loro le competenze legislative in materia di tutela del paesaggio. Le tasse le pagano "all'italiana". La loro fiorente economia la mandano avanti "all'italiana".
Gli "Schützen" che in certe particolari occasioni trasudano patriottismo da tutti i pori e se la prendono per l'abolizione o lo spostamento di alcune festività, quando - la sera di Natale - aspettano dei turisti in casa loro, la festa del Natale e dei regali di Gesù Bambino ai ragazzi viene tranquillamente anticipata di alcuni giorni per avere libera la "Stube" a fini di lucro.
Per dirla in breve ed in modo semplificato: si è perso il terreno spirituale, etico, morale sotto i piedi - ed anche se nel Tirolo la maggior parte dei tumulti e delle rivolte aveva a che fare con questioni di soldi e di proprietà - non vi è mai stata in tutta la lunga storia tirolese tanta avidità di denaro quanta ne vediamo oggi.
Alle origini della scissione della coscienza troviamo ragioni extra-linguistiche. E visto che non ci si ritrova più nella propria identità, quella tirolese di ieri e dell'altro ieri, tutto viene super-compensato in senso nazionalistico. Ecco perchè scoppiano le bombe. (Tra la fine degli anni '70 e gli inizi dell''80 vi furono diversi attentati dinamitardi in provincia di Bolzano, ndr)
Fosse solo per i punti del "pacchetto" ancora aperti, si sarebbero altri mezzi per aiutare Magnago (leader storico sudtirolese, ndr): rimandare indietro ogni lettera scritta in italiano, non parlare l'italiano presso nessuno sportello, con nessun impiegato, rifiutare ogni deposizione davanti al magistrato, al poliziotto, lasciando che gli incartamenti raggiungano i soffitti. Ma per quegli attentatori che hanno intenzioni sincere le bombe scoppiano e le macchine vanno in fiamme perchè non funziona più l'essere sudtirolese o, meglio, l'essere tirolese, perchè c'è un abisso tra la coscienza tirolese ed i comportamenti non tirolesi.
Dalla vecchia storia tirolese non sono riusciti nemmeno ad imparare la semplice verità che democrazia significa l'esercizio pratico e quotidiano del diritto di resistenza di fronte ad ogni autorità.
Brani tratti dal discorso tenuto da Gatterer a Bolzano il 31.1.1981 per il conferimento del premio giornalistico della stampa altoatesina.
Cesare Battisti è una figura esemplare nella storia regionale: ha vissuto appieno le rivendicazioni trentine nei confronti dello Stato asburgico, da posizioni socialiste, e si è impegnato nell’interventismo per la discesa in guerra dell’Italia nel 1915, ritenendo di ottenere per quella via quello che non credeva più fosse possibile ottenere per via politica all’interno del Austria-Ungheria.

Battisti ha perso la vita durante la Prima Guerra Mondiale col marchio infamante del traditore e la foto della sua esecuzione ha campeggiato in molte stube come immagine simbolo del tradimento degli ingrati italiani.

Claus Gatterer ha dedicato un bel libro alla vicenda di Battisti ed anche un valido storico locale, Giorgio Delle Donne, ha studiato a fondo il personaggio, le sue idee e la sua vicenda politica.
Proprio dal libro su Battisti pubblicato da Giorgio Delle Donne abbiamo attinto largamente per offrire ai visitatori del nostro sito un quadro almeno sommario della vicenda umana e politica di Cesare Battisti.


Socialista e riformista
La situazione delle minoranze nazionali tiene anche oggi sul chi vive l’equilibrio geo-politico, non solo in Europa. Attriti e disagi, nei casi migliori, aperti conflitti, con crudeltà che si credevano superate nei casi peggiori, sono sempre all’ordine del giorno.
Possiamo trovare nella storia gli stimoli e gli spunti per individuare delle vie d’uscita civili? Questo è certo il nostro auspicio, noi che viviamo in una terra, l’Alto Adige-Südtirol, di confronto-scontro, noi che giorno per giorno viviamo la ricerca (e la richiesta) di un equilibrio tra popolazioni di lingua diversa, noi che viviamo contraddizioni inedite del rapporto tra minoranza nazionale e popolazione (a sua volta minoritaria sul nostro territorio) appartenente alla cultura dello Stato.

In queste pagine in Internet proponiamo pagine di facile lettura, brevi accenni accessibili a chiunque nel loro significato, adatte ad ogni visitatore del sito.
Moltissimi, infatti, vogliono capire qualcosa di più, così come sempre molto viva é l’attenzione politica e degli studiosi al tema delle soluzioni possibili dei problemi di convivenza tra popolazioni di lingua e cultura diversa (così come di religione).

A questo sforzo di riflessione diamo un contributo presentando la vicenda esemplare di Cesare Battisti, il socialista democratico e riformista che si batté, nella prima fase della propria vita, per l’autonomia del suo Trentino italiano all’interno del Tirolo tedesco (e della Monarchia Austro-ungarica) e che divenne, nell’ultima parte della sua breve esistenza, il più noto tra gli irredentisti italiani, cioè di quanti vollero approfittare della Prima Guerra Mondiale per ricongiungere all’Italia la popolazione italiana sottoposta al governo austro-ungarico.

L’esperienza dei socialisti austriaci e italiani in merito alla questione trentina, prima, e altoatesina, poi, ci sembra interessante. Non solo: anche utile.

Naturalmente il nostro compito di istituzione educativa si limita a proporre degli spunti culturali, a richiamare l’attenzione su di un tema (e, se volete, a proporre un certo punto di vista), dando indicazioni a chi è interessato per degli approfondimenti liberi ed indipendenti.

Il personaggio e la vita
Cesare Battisti nacque a Trento il 4 febbraio 1875. Dopo avere frequentato il liceo a Trento si iscrisse contemporaneamente alle università di Vienna e di Firenze. Nel 1894 si trasferì a Torino, dove iniziò a frequentare il "Circolo Socialista", una delle prime Camere del Lavoro sorte in Italia. Ritornato a Firenze, entrò in contatto con il gruppo di giovani intellettuali formato da Gaetano Salvemini, Gennaro Mondaini, Assunto Mori, i fratelli Mondolfo ed Ernesta Bittanti, che nel 1899 divenne la compagna della sua vita.
Laureatosi nel 1898 con una tesi dal titolo "Il Trentino: saggio di geografia fisica e di antropogeografia", con Renato Biasutti, Cesare Battisti fonda la rivista "La cultura geografica" che, rivendicando una funzione politico-sociale della geografia, prende chiaramente posizione contro le imprese coloniali, in aperta polemica con i geografi nazionalisti che tendevano a fare coincidere le regioni naturali con le unità politiche e, in base a presunte superiorità di razza e missioni di "incivilimento", giustificavano le imprese coloniali.

Nel 1899 Battisti torna a Trento con la moglie.
Il 7 aprile 1900 fondò il quotidiano "Il Popolo", attraverso il quale spiegò il suo passaggio dall'intransigentismo alle tattiche delle alleanze nella linea di Bissolati e Turati.
Nel 1902 viene eletto consigliere comunale di Trento del Partito socialista, carica che ricopre fino al 1914.
Nel 1911, quando aveva già collezionato oltre 100 processi politici, subentra ad Avancini in qualità di rappresentante del Trentino al Parlamento di Vienna.
Eletto deputato di Trento alla Dieta di Innsbruck nel 1914, dopo lo scoppio della guerra austro-serba, il 12 agosto, varca il confine e passa in Italia, intervenendo attivamente nel dibattito per l'interventismo.
Dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria, parte volontario come soldato semplice. Divenuto sottotenente viene catturato dagli austriaci sul fronte del Monte Corno il 10 luglio 1916. Trasportato a Trento viene processato come "alto traditore" e condannato a morte.
La sentenza viene eseguita il 12 luglio 1916 nella "fossa" del castello del Buonconsiglio di Trento.


Battisti e il dibattito politico nella socialdemocrazia austroungarica

IL DIBATTITO POLITICO DELLA SOCIALDEMOCRAZIA AUSTRO-UNGARICA IN MERITO ALLA QUESTIONE DELLE NAZIONALITÁ
 
Battisti era politico, sociologo e geografo in uno, ed assolse ognuna di queste "professioni" con lo stesso rigore scientifico.
Quando il partito di Adler affrontò il problema di organizzare i proletariati non-tedeschi dei territori cisleithani, si dovette subito confrontare col difficile problema nazionale.
I socialisti polacchi si associarono al partito socialistica austriaco solo provvisoriamente e con la pregiudiziale che i socialisti austro-polacchi intendevano operare per la riunificazione e la risurrezione dello stato polacco (diviso fra Russia, Germania e Austria) e per l'unificazione del proletariato dei tre territori. Questa posizione fu fortemente combattuta dai socialisti germanici (Rosa Luxemburg definì i polacchi "socialpatrioti"), ma sempre difesa dall'Adler e dai socialisti tedeschi d'Austria. Il socialismo polacco adottò la denominazione "Partito socialdemocratico polacco in Austria" e quest'esempio fu presto seguito da altre componenti nazionali dell'austro-marxismo: da cechi, jugoslavi, italiani, ecc.

In ultima analisi, dunque, il socialismo d'Austria risultò essere un'internazionale composta da socialdemocrazie nazionalmente organizzate, rette da propri esecutivi nazionali, che nel loro insieme formavano l'esecutivo centrale. Quale elemento centralistico fungeva il movimento sindacale.

Cerchiamo di sintetizzare in quattro punti i connotati essenziali dell'austro-marxismo:
1. L'organizzazione del movimento operaio in genere e delle socialdemocrazie d'Austria era tedesca. In seno all'organizzazione partitica nacque quella vastissima culturale e quella economico-cooperativistica. Anche i sindaci socialisti erano organizzati tedescamente.
2. I partiti socialisti d'Austria operavano non soltanto in un impero plurinazionale ma spesso anche in ambienti plurinazionali.
3. Dall'ambiente plurinazionale deriva un ambiente culturale tutto particolare. Ogni nazionalità ha parte della nazione fuori dell'Austria oppure parentele fuori dell'Austria; ogni socialdemocrazia nazionale d'Austria tendeva naturalmente ad arricchire il suo bagaglio ideologico e pratico attingendo ai partiti fratelli d'oltre frontiera. Era un continuo arricchirsi a vicenda.
4. L'austro-marxismo era riformista, contrario alla retorica ed alla faciloneria barricadiera, contrario anche al determinismo del marxismo ortodosso.

Il termine "internazionalismo" (anche senza pensare alle deformazioni staliniste) non s'adegua alla realtà austriaca. Elias Canetti, lo scrittore austro-bulgaro, maturato nell'ambiente intellettuale dell'austro-marxismo, insegna che "il nazionalismo non lo si supera tramite l'internazionalismo: ... giacchè le lingue, che parliamo, ci sono. Lo si supera con il plurinazionalismo".
Questo effettivamente era l'orizzonte dei socialisti d'Austria in tutto il loro operato. "E guerra inoltre vuol fare non al sentimento nazionale, ma ad ogni oppressione nazionale. Essere internazionalisti non vuol dire essere antinazionali, ma vuol dire pretendere il rispetto per la propria nazionalità come per tutte le altre ... (Il socialismo) saprà mostrare come il primo principio dell'internazionalismo sia non solo il rispetto, ma la difesa delle singole nazionalità in quanto siano offese."


I rapporti tra socialismo e sentimento patriotico
Nel giornale L’Avvenire, 15 novembre 1895, si legge nel fondo di Cesare Battisti:
Si dice comunemente dai più: "Noi vogliamo seguire costanti le tradizioni dei nostri avi, noi vogliamo continuare ad amare questa patria per cui essi hanno lavorato e sofferto". E che ognuno senta il bisogno di continuare l'opera incominciata dai padri è ben naturale. Ma bisogna credere (e qui sta l'errore veramente madornale) che per continuare quest'opera convenga mettersi in uno stato di assoluta immobilità o smorzare tutte le energie dell'animo per sonnecchiare in una facile imitazione. Forse che il sentimento patriottico presenta sempre dai suoi primordi fino ai nostri tempi la medesima forma? No; anch'esso muta per necessaria evoluzione nelle diverse fasi storiche, presso i diversi popoli.
Prima per patria si intendeva la Grecia di fronte ai barbari, poi Roma, predona di popoli, poi nel Medio Evo le città italiane in lotta furiosa tra loro e via via, con continui cambiamenti, da Dante a Machiavelli fino a Mazzini che pone come cardine dell'idea di patria l'indipendenza delle nazioni. E di periodo in periodo quest'idea della patria appare sempre più bella e sublime, purificata dal sacrificio di tanti eroi e di martiri.
Il socialismo tende a spogliare il sentimento nazionale da quell'orgoglio barbarico che lo deturpa; il socialismo vuole che non si ripeta il nefando costume di onorare i propri grandi col detrarre quelli delle altre nazioni.
A queste idee noi crediamo possa sottoscrivere ogni uomo che non si abbruttito dall'egoismo.
Il socialismo vuole che la cultura non sia un patrimonio esclusivo dei ricchi ma d'ognuno che si sente attratto dalla scienza e dall'arte. Scopo della propaganda socialista è appunto, quello di sollevare la condizione economica dei lavoratori, perché possano farsi coscienti della loro dignità d'uomini, dei loro doveri, dei loro diritti perché l'uomo che è abbruttito dalla miseria e che in causa di questa non ha fiducia in se stesso e nelle proprie forze non può certamente assurgere a nobili e grandi ideali. "

Nella lettera alla moglie, Ernesta Bittanti, del 20 settembre 1898, Battisti scriveva:
"(...) Mi chiedevi quale danno può derivare dai conflitti nazionali? Semplicemente quello di irritare per cose vane le masse operaie che credono d'essere vittime non degli interessi della borghesia, ma degli odi nazionali.
Quel che vale per noi non è il diritto storico, è il diritto naturale. E questo si basa sui bisogni, sulle necessità.
Per un popolo la necessità prima è quella di viver bene, di educarsi, di elevarsi. Viver bene ed elevarsi intellettualmente sono due cose che si completano a vicenda; giacchè un popolo tanto più cresce in civiltà, quanto più economicamente sta bene e viceversa. Ora non v'è progresso, non v'è civiltà pei popoli che vivono sotto tutela.
E' la libertà quella che crea gli organismi vitali, che feconda le iniziative, che educa i caratteri. Libertà dunque di reggerci da noi, noi vogliamo."


La richiesta di Autonomia dei trentini rispetto al governo austro-ungarico

Cesare Battisti, giornale Il Popolo, 13 aprile 1905:
"L'irredentismo in quanto stabilisce i diritti delle singole nazionalità, non può essere misconosciuto dai socialisti. La discussione socialista dovrà riguardare i mezzi di cui l'irredentismo intende valersi, dovrà riguardare non l'irredentismo in sé e per sé, ma i vari tipi o forse meglio le sue adulterazioni.
Noi anzitutto non vogliamo nascondere a noi stessi questo fatto: che anche fra i socialisti i pregiudizi nazionali abbondano; e lo diciamo per rispetto ai socialisti delle altre nazionalità, non sol,o ma anche per rispetto a noi stessi. Il sentimento di nazionalità, fatta forse eccezione per qualche città, a cui i commerci hanno dato un vero carattere internazionale, ha radici così profonde nella nostra coscienza da toglierci spesso l'esatta visione delle cose e da farci giurare anche nel verbo di chi glorifica ed esalta a torto la patria.
Vi sono certi momenti in cui il sentimento nazionale - per ragioni ataviche - prende un tal sopravvento da trascinare irresistibilmente a far quel che fa la maggioranza anche se questa fa il male e non fa il bene.
Ma, a parte questa considerazione, i socialisti austriaci non potranno fare molto - sul terreno dell'azione e non delle sterili protese - in difesa delle minoranze nazionali conculcate, perché ciò, in paesi arretrati come l'Austria, li svierebbe da quel lavoro di educazione politica elementare e di organizzazione delle masse, che si impone pel primo. D'altronde quel giorno che potessero fare molto (e noi ci auguriamo ben di cuore questo giorno) si accorgerebbero che per risolvere il problema delle nazionalità in Austria, bisogna distruggere l'Austria attuale (...).
Per cui mentre c'è da aver poca fiducia nell'opera dei socialisti per quel che possono fare direttamente e subito in pro dei diritti nazionali, c'è molto da sperare in quell'opera di distruzione delle anticaglie austriache che essi verranno compiendo. Non è da ieri che i socialisti vanno predicando che l'Austria, come è ora, va distrutta. Lo predichino ancora; è tutto quel che per giovare alle piccolo nazionalità possono fare.
Come poi abbiano a riorganizzarsi i popoli che fanno parte della Austria, fu discusso dai socialisti del Congresso di Brünn e concentrato in questi capisaldi: Stato federale, democratico, con autonomia a tutte le nazionalità. Oggi a distanza di parecchi anni, c'è da dubitar se l'Austria potrà diventare, un giorno, come speravano i congressisti di Brünn, uno Stato federale, se a ciò si opporrà una tendenza che era ben poco accentuata dieci anni or sono: il pangermanesimo (...)."


Vogliamo venire via dall'Austria

"Superflua pei proletari la discussione se la guerra sia bella o no. Io credo si debba anzitutto chiedersi: E' giusta? Voi avete ammesso esser giuste le aspirazioni di Trento e Trieste. E non negherete che ciò che è giusto è anche utile. Solo credete si possa arrivare alla redenzione degli irredenti per altra via.
Qui sta il vostro errore. Voi nel vostro discorso avete appaiato gli italiani dell'Austria con quelli di Malta, della Svizzera, della Francia. Ma questo è un assurdo. L'Austria non è né l'Inghilterra, né la Svizzera, né la Francia. L'Austria è uno Stato esclusivamente feudale, militarista e clericale. (…)
"Ebbene, distruggetelo, o socialisti dell'Austria. E se occorrerà vi daremo una mano". Vi rispondo: i socialisti dell'Austria hanno tentato, ma non ci sono riusciti. La lotta all'interno s'è mostrata vana. Non è possibile per le differenze nazionali e pel complesso di altre discordanze di carattere economico e sociale coalizzare tante forze, quante occorrono ad abbattere la vecchia Austria.
Ve lo dice, egregio compagno, un socialista che ha accettato di cooperare con tutti gli altri socialisti dell'Austria all'opera di rinnovazione dello Stato su basi democratiche e che ha dovuto concludere che la migliore volontà e la più perfetta buona fede nei rappresentanti socialisti di tutte le nazionalità non bastarono, non bastano all'intento. Invano uomini di alto senno, di provata rettitudine, di cuore generoso come Adler, Daszinski, Nemec, hanno sperato che l'Internazionale proletaria avrebbe potuto creare un'Austria moderna, equanime verso tutte le nazionalità. Il programma è fallito. (…)
E quando il governo austriaco minacciò guerra alla Serbia nel 1912 e quando ora la iniziò, fu il socialismo tedesco che subendola, giustificandola e appoggiandola, s'è trovato a tradire la causa delle altre nazionalità per un complesso di interessi specifici, tutti proprio del proletariato tedesco, cozzanti con gli interessi degli altri. (…)
Caro Morgari, potrei anche tralasciare di dibattere la vostra osservazione che "gli italiani dell'Austria stanno economicamente bene" e che "il guadagno di quei paesi non compenserebbe il sacrificio". Ma troppo sono comuni questi apprezzamenti erronei per non dibatterli. Se foste vissuto un po' di tempo nel Trentino, nel Friuli, nell'Istria, se aveste avuto modo di consultare i discorsi dei deputati italiani al Parlamento di Vienna, vi sareste convinto che tutte queste regioni stanno economicamente malissimo per la assoluta incuria del governo, che le ha trattate proprio come terra di conquista. Trieste sola ha avuto dei vantaggi economici, ma anche su questi v'è parecchio da discutere. (…)
Il Trentino, l'Istria e il Friuli, non sono nulla affatto "rocce sterili". (…)
Il solo Trentino può darvi 250.000 cavalli di forza elettrica, e potrebbe subito dar lavoro a tutti i suoi emigranti (23.000 all'anno su 380.000 abitanti)." (…)



La sintesi di Cesare Battisti sulla presenza italiana in territorio altoatesino

Analizzando la storia della regione, Battisti così si esprimeva rispetto alle fasi di predominanza linguistica tra italiano e tedesco della zona di Bolzano:
… Notevoli mutazioni avvennero nei secoli successivi in conseguenza specialmente del predominio dei principi tirolesi, che influì sulla germanizzazione della val Venosta e del tenere di Bolzano e ne determinò il distacco dal principato di Trento. Sul finire del '400 nella valle dell'Adige, da S. Michele fin verso Bolzano, la popolazione tedesca aveva il sopravvento e veniva con ciò a cadere la giurisdizione dei vescovi di Trento sul comitato di Bolzano.
Cessata nel sec. XVI l'influenza diretta dei principi tirolesi, l'elemento italiano riguadagnò di nuovo terreno in quella plaga fin quasi al punto di bilanciarsi coll'elemento tedesco. La dominazione napoleonica (1810-1814), che includeva nel Dipartimento dell'Alto Adige il cantone di Bolzano con Caldaro ed Egna, ridiede momentaneamente al Trentino i vecchi confini e quel periodo brevissimo bastò perché la lingua italiana ripigliasse nel tenere di Bolzano nuovo vigore.



Pagare con dignità per le proprie idee

E' difficile immaginarsi che un uomo della sua dirittura, della sua coerenza, fosse stato disposto a sacrificare le peculiarità, la libertà altrui.
"Tengo a sottolineare", disse Battisti davanti ai giudici militari nel Castello del Buonconsiglio, "che ho agito perseguendo il mio ideale politico, che consisteva nel raggiungimento dell'indipendenza delle province italiane d'Austria e nella loro unione al regno d'Italia".


L'irredentismo delle minoranze etniche e linguistiche nello stato austro-ungarico

Ogni minoranza etnica - come ogni altro gruppo minoritario - ha il sacrosanto diritto, del resto oggi indiscusso, che le sia garantito, a mezzo di speciali istituzioni, il pieno sviluppo sociale, culturale economico, umano. Ove manchino tali istituzioni o non siano adeguate all'intento, dovranno essere create o ampliate.
L'ineguaglianza non può essere superata con semplici enunciazioni di eguaglianza o con leggi tendenti a rendere eguali individui e comunità di differente peso sociale: l'ineguaglianza può essere superata soltanto con leggi ed accorgimenti "ineguali", che contribuiscano a superare i divari creati dall'eguaglianza.
L'irredentismo italiano in Austria non era - nè esclusivamente, nè prevalentemente - roba d'importazione dal regno sabaudo e merce di contrabbando mazziniana o garibaldina, ma immanente all'Austria stessa.
Questo vale, del resto, per tutti gli irredentismi operanti in Austria, non solo per quello italiano. La lotta per la libertà del Tirolo, nel 1809, era stata lotta (e ribellione) di tirolesi tedeschi, italiani e ladini contro truppe ausiliarie tedesche (bavaresi e sassoni) dell'esercito napoleonico; solo in secondo luogo si trattava di lotta contro gli stessi francesi.
Dopo il 1815, sulla voga dell'imperante romanticismo nazionalistico, questa ribellione trinazionale venne falsificata in una "lotta di liberazione tedesca" contro lo straniero invasore, contro i Welschen in genere.


Mussolini raccolse la memoria degli irredentisti e fece erigere a Bolzano alla fine degli anni ’20 un "Monumento alla Vittoria" nel quale fece porre, simbolicamente, i busti dei tre noti irredentisti giustiziati dagli austriaci: Cesare Battisti, Damiano Chiesa, Fabio Filzi.

Ernesta Bittanti Battisti, "L’erma di Cesare Battisti nel monumento alla Vittoria in Bolzano" in Rivista di Studi Trentini di Scienze Storiche, n.1, 1956:
"… Il falso, per cui Battisti potè in quel monumento esser presentato come un nazionalista negatore dei diritti d'indipendenza dell'Alto Adige e di rappresentante del popolo italiano, che con Badoglio avrebbe, l'8 settembre 1943, rotto con tradimento l'alleanza nazifascista, fu ancora la causa per cui in quei terribili giorni gli altoatesini, nazisti o no, attaccarono con funi l'erma di Lui ad un autocarro, che la trascinò a terra, dove si deformò ed infranse.
In quei giorni anche la riscossa antimussoliniana italiana diveniva necessariamente antitedesca, perché antinazista.
Cosicchè gli italiani residenti a Bolzano ricordarono in Battisti soprattutto l'araldo della libertà e dell'indipendenza italiana, martire della riscossa dalla dominazione austriaca; e con atto di battaglia risposero all'oltraggio con rischiosa audacia cospargendo costantemente di fiori l'erma travolta e spezzata".


L'eredità di Battisti, verificabile attraverso la vita e le opere della moglie Ernesta, dei figli Gigino, Livia e Camillo, vita e opere non meno affascinanti di quella del martire, è a nostro avviso perfettamente racchiusa nella proposta formulata da Livia Battisti negli ultimi anni della sua vita, di non abbattere il monumento alla Vittoria di Bolzano, ma di trasformarlo, dedicando l'intera zona alla convivenza e all'amicizia tra i popoli, eliminando le provocatorie scritte in latino, creando nella cripta un luogo di documentazione che rammenti le vittime dei conflitti nazionali.
 
Il sentimento nazionale di ogni popolo, anche e soprattutto di quelli che storicamente e naturalmente si sono insediati nelle zone da sempre di frontiera, esige il rispetto della sfera nazionale altrui; ove manca questo rispetto cresce il nazionalismo primario, aggressivo, o quello secondario, conseguenza del primo.
Negare l'importanza del fattore nazionale non è però meno stupido e pericoloso che farne l'apologia. In questa terra estremamente violenta, nonostante la comune matrice cattolica delle popolazioni esistenti, si sono alternati nel corso dei secoli svariati tentativi di assimilazione reciproca, più o meno raffinati, più o meno riusciti, sempre nella logica della "restituzione" del diritto storico delle popolazioni presso le quali non è mai stato possibile sviluppare una politica sinceramente democratica che prescindesse dalla difesa del proprio gruppo etnico.



La questione sudtirolese nell'analisi socialista

Conclusa la Prima guerra mondiale, il territorio della provincia di Bolzano, abitato in grande maggioranza da persone di madrelingua tedesca e di cultura austriaca e, in percentuale molto minore, da persone di origine italiana (specie trentina), viene incorporato nello Stato italiano sulla base del concetto che fosse giustificato comunque raggiungere i confini naturali (lo spartiacque alpino ed il passo del Brennero). Anche i socialisti italiani sono combattuti davanti alla scelta di incorporare nello Stato italiano un territorio così culturalmente differente dal contesto nazionale. Quelle che seguono sono le posizioni di Salvemini (relativamente alla scelta del confine naturale del Brennero o di un confine "napoleonico" o, anche, fino a Bolzano)e di Filippo Turati.
 
… Gaetano Salvemini sosteneva: "Il problema non si può risolvere alla Mussolini, cioè urlando con gli occhi fuori dalla testa. E' lecito dubitare, discutere, accettare l'una o l'altra soluzione. Noi abbiamo sentito un generale sostenerne un'altra. Per parte nostra propendiamo per la opinione di Battisti e di Bissolati; ma non ci sentiamo il diritto di contrastare risolutamente l'altra. Abbiamo una preferenza, non una volontà.
Anzi non abbiamo difficoltà a dichiarare che, se fossimo proprio sicuri che il nostro Governo saprebbe resistere alle suggestioni dei nostri prussiani, che vogliono conquistare l'Alto Adige per sopprimervi i tedeschi, punendoli del "peccato originale" di avere oltrepassato il Brennero; se fossimo sicuri che il nostro Parlamento concederà all'Alto Adige una completa autonomia, e che nessun impiegato italiano sarà mandato lassù a sabotare gli ordinamenti amministrativi austriaci e a far odiare l'Italia; se fossimo sicuri insomma, che il nostro Governo saprebbe fare dell'Alto Adige una specie di cantone svizzero, del tutto libero nell'amministrazione, nelle scuole, nella vita religiosa, con Dieta propria del tutto indipendente dal Parlamento di Roma, esercitando su di esso solamente l'alta sovranità politica e il diritto di passaggio militare; se fossimo, insomma, sicuri dell'intelligenza e del buon senso del nostro Parlamento, della nostra burocrazia e del nostro abominevole giornalismo; noi aderiremmo con assai minori esitazioni al confine del Brennero."
 
Fin dall'intervento alla Camera dei deputati del 21 novembre 1918, Filippo Turati, capo dell’ala riformista del Partito socialista italiano, aveva ammonito il Governo e il Parlamento che le popolazioni non italiane delle zone occupate militarmente in seguito all'esito del conflitto avrebbero dovuto essere interpellate sulla loro sorte.
Nel luglio del 1919 Turati depositò alla presidenza del Consiglio un documento sottoscritto da 172 amministrazioni comunali sudtirolesi, che richiedevano il rispetto della loro autodecisione.
Nel corso del dibattito parlamentare sul disegno di legge riguardante l'annessione, Turati presentò un emendamento in base al quale il Trentino ed il Sudtirolo avrebbero dovuto costituire due province separate, con rispettive Diete politico-amministrative.
 
Filippo Turati, Camera dei Deputati, Atti parlamentari 1920, 5311:
"La prima condizione del rispetto che mettiamo in teoria alla nazionalità, sarebbe quella divisione delle due province, che è il solo modo per non suscitare un irredentismo alla rovescia, per prevenire l'acuirsi del separatismo (...).
Ricordiamo che l'Alto Adige, più ancora del Trentino, è paese clericale, una specie di Vandea austro-germanica, dove sono forze nuove, compresse da un superstite feudalesimo, che anelano a venire alla luce, che noi - finchè occuperemo quelle terre - abbiamo il dovere di proteggere e di garantire (...).
In quella terra in avvenire, o autonoma, o unita all'Italia, o ricongiunta al Tirolo nel Nord, o comunque le piaccia disporre di sé, è destinata a diventare una terra di incontro delle stirpi, una specie di Svizzera italo-tedesca, un campo di conciliazione e di fusione di due grandi civiltà vicine e sorelle."
 
Filippo Turati, "Critica Sociale" del 1° ottobre 1920:
"Per noi, quali che siano le ragioni di una avvenuta snazionalizzazione, il passato non può imporsi al presente. (…)
… la Svizzera porge l’esempio più decisivo della convivenza pacifica delle stirpi, fondata sui comuni interessi e sulla libertà. (…)
La compressione soltanto crea il separatismo e l'irredentismo dei popoli. (…) Se il gruppo socialista parlamentare riuscirà ad ottenere il rispetto della nazionalità tedesca delle valli atesine, lo stesso principio garantirà seriamente il rispetto di tutte le altre nazionalità conviventi in quella regione, e il pericolo che italiani e ladini "siano assorbiti nella pesante uniformità del germanesimo espansionista e reazionario", sarà ugualmente sventato.
Allora nessuno sarà assorbito che non voglia esserlo, e non vi abbia interesse, e volenti no fit injuria. Si preparerà allora quello che è il voto nostro, di una regione, che sarà il centro naturale di contatto e di fusione di due civiltà, - la latina e la tedesca - che solo il campanilismo stupido dei nazionalisti può collocare in irreduttibile antagonismo. "




L'esperienza del movimento socialista sudtirolese

I socialisti sudtirolesi, capeggiati da Silvio Flor, proposero di organizzarsi autonomamente. Essi rientrarono in possesso della casa del popolo di via Gilm, a Bolzano, costruita nel 1910 ed occupata dall'esercito austriaco il 1° agosto del 1914.

In questa sede si tenne, il 28 settembre 1919, il 1° Congresso dei socialisti tedeschi, che vide alla presidenza Larcher, Reitmeier e Unterkirchner. Il Congresso deliberò la pubblicazione di un periodico "il Volksrecht" (che uscirà fino al 1923), e l'adesione al Partito Socialista Italiano per stabilire rapporti costanti, dopo avere definito i rapporti con la socialdemocrazia austriaca.
Lo stesso Congresso approvò un ordine del giorno nel quale, vista l'impossibilità di esercitare il diritto di autodecisione, si chiedeva un'ampia autonomia per il territorio tedesco; il riconoscimento ufficiale della lingua tedesca; la libertà di stampa e di associazione ed il mantenimento ed ampliamento della legislazione sociale.

Nell'articolo pubblicato da "L'Internazionale" del gennaio del 1920, Flor sostiene che, da un punto di vista socialista, l'auspicabile autonomia per i sudtirolesi non avrebbe dovuto risultare dannosa per la minoranza italiana residente in Alto Adige. Lo stesso organo del partito, pochi mesi dopo ribadiva gli stessi principi.



Lo stato, la nazione (e le minoranze nazionali)

La storia contemporanea del Trentino e dell'Alto Adige è sempre stata storia di minoranze etniche: minoranza italiana, quella trentina, all'interno dell'Impero austro-ungarico, fino al termine della prima guerra mondiale; minoranza tedesca, quella sudtirolese, all'interno dello Stato italiano dall'annessione in poi.
Può sembrare paradossale la situazione di quei popoli che si appellano al nazionalismo per ottenere i propri diritti in nome della sopravvivenza contro una nazione, negando però gli stessi diritti ad altri popoli che si trovano al loro interno, in un'epoca in cui il dilagare dello Stato sembra sostituire progressivamente la società civile e la nazione.

Tuttavia in questo momento storico non sembrano esserci alternative credibili alla nazione e negarne l'importanza non è meno pericoloso che farne l'apologia. Solamente quando "la nazione" riscoprirà il proprio scopo principale di ridistribuire delle chance culturali si potrà parlare naturalmente di "nazionalismo", "regionalismo" e "federalismo".

Oltre all'attualità delle questioni nazionali, è da sottolineare la complessità di queste situazioni: al fondo delle questioni nazionali agiscono fattori di ordine etnico, linguistico-culturale, politico, sociale, economico, religioso, psicologico, e non è quindi possibile dare spiegazioni monocausali, anche considerando l'evoluzione storica di ogni singolo fattore.
Per chi non si accontenta della cronaca e vuol farsi un'opinione sulla specifica realtà altoatesina/Sudtirolese diamo qualche suggerimento per poter fare questi approfondimenti. Naturalmente mancano le opere uscite più recentemente, ma di quelle è probabile che abbiate già notizia.


L'ALTO ADIGE NEl periodo fascista
Testi sul periodo fascista in Alto Adige: 

BENVENUTI, SERGIO, Il fascismo nella Venezia Tridentina, Trento, Società di Studi trentini di scienze storiche, 1976.
CORSINI, UMBERTO; LILL, RUDOLF, Alto Adige 1918-1946, Bolzano, Provincia Autonoma di Bolzano, 1988.
GRUBER, ALFONS,L'Alto Adige sotto il fascismo,Bolzano, Athesia, 1979.
STEURER, LEOPOLD,Südtirol zwischen Rom und Berlin, Vienna, Europa Verlag, 1980.


Il periodo delle opzioni
Pubblicazioni che trattano il periodo delle opzioni, cioè della richiesta fatta ai sudtirolesi di trasferisrsi nel Terzo Reich (1939-1943): 

AUTORI VARI, Option-Heimat-Opzioni, Bolzano, Tiroler Geschichts Verein, 1989.
STUHLPFARRER, KARL, Umsiedlung Südtirol,Vienna, Löcker, 1985.

Il diritto e le leggi
Pubblicazioni che analizzano gli aspetti legislativi e del diritto legati alla vicenda altoatesina: 

REGGIO D'ACI, ENZO, La Regione Trentino-Alto Adige, Milano, Giuffrè, 1982.
PIZZORUSSO, ALESSANDRO, Minoranze e maggioranze, Torino, Einaudi, 1993.


L'accordo Degasperi Gruber e lo Statuto di Autonomia - 1948
Testi sul periodo del primo Statuto d'Autonomia per il Trentino-Alto Adige:

AUTORI VARI, A 50 anni dall'Accordo Degasperi-Gruber, Trento, Regione Autonoma Trentino Alto Adige, 1994.
PICCOLI, PAOLO; VADAGNINI, ARMANDO, Il cammino dell'autonomia nei progetti per lo statuto speciale del 1948, Trento, Regione Autonoma Trentino Alto Adige, 1988.
SERRA, ENRICO, L'Accordo Degasperi-Gruber nei documenti diplomatici italiani e austriaci, Trento, Regione Autonoma Trentino Alto Adige, 1992.

Lo Statuto di Autonomia del 1972 e la sua attuazione
Testi che affrontano la questione altoatesina dopo l'approvazione dello Statuto d'Autonomia: 

ACQUAVIVA, SABINO; EISERMANN, GOTTFRIED, Alto Adige: spartizione subito?, Bologna, Pàtron, 1981.
PRISTINGER, FLAVIA, La minoranza dominante nel Sudtirolo, Bologna, Pàtron, 1978.
ALCOCK, ANTONY, Geschichte der Südtirolfrage, Vienna, Braumüller, 1982.
RAMMINGER, HELMUT, Dolomiten und Alto Adige, Innsbruck, Inn Verlag, 1983.
AGOSTINI, PIERO, Alto Adige: la convivenza rinviata, Bolzano, Praxis 3, 1985.
VASSALLI, SEBASTIANO, Sangue e suolo, Torino, Einaudi, 1985.
 NOLET, CLAUDIO
La Provincia difficile, 2 volumi
Bolzano, Centro di Cultura dell'Alto Adige, via Napoli


La chiesa
Pubblicazioni significative sulla presenza della Chiesa Cattolica in Alto Adige:

GELMI, JOSEF, Kirchengeschichte Tirols, Bolzano, Athesia, 1986.
GELMI, JOSEF, Die Brixner Bischöfe in der Geschichte Tirols, Bolzano, Athesia, 1984.
BENVENUTI, SERGIO, La chiesa trentina e la questione nazionale,Trento, Temi, 1987.



I ladini
Pubblicazioni in cui si esamina la situazione ladina:

PALLA, LUCIANA, Tra realtà e mito, Milano, Franco Angeli, 1991.
FALLA, LUCIANA, I ladini fra tedeschi e italiani, Venezia, Marsilio,


Fotografie (Alto Adige, Alinari, Firenze, 1992) fotografie scattate in Alto Adige contenute nel volume:

AUTORI VARI,Alto Adige un tempo e oggi, Firenze, Alinari, 1992.


Opere di carattere generale
Pubblicazioni che si occupano della tematica autonomistica e della vicenda altoatesina: 

BATTISTI, CESARE,Scritti politici e sociali, Firenze, La Nuova Italia, 1966.
GATTERER, CLAUS,In lotta contro Roma,Bolzano, Praxis 3, 1994.
GATTERER, CLAUS,Italiani maledetti, maledetti austriaci, Bolzano, Praxis 3, 1986.
RITSCHEL, KARL HAINZ,Diplomatie um Südtirol, Stuttgart, Seewald, 1966.
TOSCANO, MARIO,Storia diplomatica della questione dell'Alto Adige, Roma-Bari, Laterza, 1967.
VALLINI, EDDIO,La questione dell'Alto Adige,Firenze, Parenti, 1961.

DOCUMENTARI

Presso il Centro Audiovisivi della Provincia, CAB, al Centro Trevi, sono disponibili molti documentari su DVD che trattano argomenti utili a capire i passaggi storici locali. Si tratta di documentari che possono essere presi in prestito gratuito.
LE ORIGINI DI BOLZANO
BOLZANO CITTA' SENZA MURA
L'800 TRA NAPOLEONE E LA FINE DEGLI ASBURGO
1919 UNA NUOVA STORIA NELLO STATO ITALIANO
LA CITTA' STRETTA NELL'AUTONOMIA


Una rapida corsa attraverso la storia della città di Bolzano 

Le origini di Bolzano

origini bolzanoDove oggi ferve la vita della moderna Bolzano, circa 2.000 anni fa si trovava la statio di Pons Drusi che controllava lo svincolo tra la strada del Brennero e la via Claudia Augusta.
Persa l’originaria funzione strategica e militare, queste strade diventano in seguito la condizione di sviluppo dei traffici e dei commerci, favorendo lo sviluppo economico e culturale della regione.
Le condizioni che determinano l'insorgenza di un nucleo urbano nella piana di Bolzano si manifestano dopo l'anno 1000, quando il Principe Vescovo di Trento decide di fondarvi un mercato espropriando uno dei molti appezzamenti di proprietà di ordini religiosi. Bolzano nasce e si sviluppa in funzione del mercato, la cui presenza definisce la città medievale, la sua identità, il suo senso economico, sociale e culturale.

Le case-magazzino dei mercanti vengono costruite una vicina all’altra in una sequenza di particelle strette e profonde disposte a pettine lungo un'unica via, la Marktgasse (il mercato stradale), utilizzata nello stesso tempo sia per il transito che per il commercio, caratterizzata da portici di una certa altezza. Il nucleo dei Portici era chiuso a est dalla Niedertor (la porta inferiore) e all'estremità opposta dalla Obertor (la porta superiore).
Una terza porta, sul fianco meridionale della città, consentiva l'accesso direttamente al castello vescovile che, distinto rispetto alle case dei mercanti tedeschi ed italiani (veneziani e lombardi, ma anche fiorentini), ospitava nel suo cortile (oggi la piazza del Grano) la gogna e la pesa pubblica.
La città murata contava circa 100 case ed era suddivisa in sei quartieri da stretti vicoli, che servivano anche da barriera contro la propagazione degli incendi.

Bolzano, città senza mura
bolzano città senza muraNel Medioevo Bolzano era conosciuta in tutta Europa come la "città delle quattro fiere", mercati annuali di importanza internazionale.
Fiere e mercati si svolgevano sotto le arcate dei Portici, detti nel Medioevo Gewölben. La via dei Portici era chiamata semplicemente Unten den Gewölben.
Al tempo delle fiere, che richiamavano a Bolzano numerosi mercanti sia dall'Italia che dai paesi tedeschi, i due lati dei Portici erano conosciuti come Welsche Gewölbe e Deutsche Gewölbe.

Nella seconda metà del XIII secolo i conti di Tirolo si impadroniscono della maggior parte delle terre appartenenti ai Principi Vescovi di Trento. Nel 1277 Bolzano, sconfitta dopo un lungo assedio da Mainardo di Tirolo, viene privata per sempre delle sue strutture difensive, simbolo e orgoglio di ogni città medievale: le mura di cinta e le fortificazioni del castello sono smantellate, le torri abbattute, i fossati riempiti dalle macerie.
Bolzano, da allora, non avrà più delle mura a chiuderla.

Dalle rovine, Bolzano nasce rinnovata. Il cuore della città mercantile rimane la Marktgasse, dove vivono i Laubenkönige, i ricchi mercanti bolzanini, luogo privilegiato degli scambi e della vita istituzionale. Sotto le volte dei Portici, con cadenza quadriennale, si organizzano le famose fiere e a metà del tratto superiore, nel quattrocento, si costruisce il municipio in stile gotico con le caratteristiche arcate ogivali.

Il mercato dei contadini si sposta in piazza delle Erbe, che prende il ruolo di piazza contadina.

Le attività complementari al commercio tendono a concentrarsi in determinate zone e strade, da cui prendono il nome le vie Bottai, Carrettai e Conciapelli.

Molti gli alberghi e le osterie, mentre gli impianti produttivi ritenuti pericolosi o nocivi, sono relegati am Rain, ai margini dell'abitato, in via della Rena, via Conciapelli e via dei Molini.

Bolzano subisce un forte colpo alla sua funzione quando la guerra tra gli Asburgo e Venezia compromette la libera circolazione delle merci, penalizzando fortemente i mercanti italiani, ai quali un nuovo ordinamento fieristico del 1488 toglie la cittadinanza.
Quando l'economia mercantile è ormai in declino in tutta Europa, grazie ai benefici del Privileggio Claudiano (dell’imperatrice Claudia De’Medici del 1634), le fiere di Bolzano vivono un momento di rinnovata fortuna. Sorgono nuovi palazzi, le antiche case mercantili vengono soprelevate e rinnovate secondo lo stile dell'epoca. La città barocca trova la sua strada più rappresentativa nella via della Mostra.

Piazza delle Erbe acquista grande vitalità. Il municipio trova qui la sua nuova sede; la berlina, spostata nel greto del Talvera, lascia nel 1777 il posto alla barocca fontana del Nettuno. All'angolo dell'Osteria al Sole d'Oro si trovano gli abbeveratoi e i lavatoi; dietro la piazza, in vicolo delle Erbe, è situata invece la stazione di posta con le sue scuderie.
Il tribunale viene trasferito in via della Mostra, nell'edificio che ora ospita il ristorante Fink.
Nel 1630 Bolzano conta circa 420 case, salite a 460 nel 1750.


L'800 tra Napoleone e la fine degli Asburgo
800Tra il 1774 e il 1814 Bolzano viene più volte occupata da eserciti nemici. Dopo secoli sotto la casa d'Austria, il Tirolo meridionale è assegnato prima ai bavaresi (1805), quindi al napoleonico Regno d'Italia (1809) con il nome di Dipartimento dell'Alto Adige, per ritornare nel 1815 sotto il governo asburgico.

In città si conservano ancor oggi, ad esempio nell’antico Hotel Luna, tracce di quest’epoca e testimonianze della figura di Andreas Hofer, il capo delle truppe irregolari tirolesi che combatterono in nome degli Asburgo contro i bavaresi, alleati dei francesi.

La "città delle quattro fiere" risente notevolmente delle conseguenze delle guerre napoleoniche. Privata dei privilegi e dell'autonomia che tradizionalmente le erano garantiti dal mercato, Bolzano è ridotta ad una piccola città di provincia ai margini dell'Impero.

I presupposti per un nuovo, decisivo mutamento vengono a crearsi nel 1859 con l'inaugurazione della Südbahn, il tronco ferroviario che collega Bolzano con Verona, prolungato fino al Brennero nel 1867.
A sud della città antica nascono nuovi quartieri residenziali nei quali si trasferiscono le classi medio-alte; ciò apre la strada ad un diffuso stato di abbandono e di degrado del nucleo storico. Le antiche case mercantili vengono così occupate da parte dei ceti più poveri, fenomeno che sta rientrando solo in questi ultimi anni del XX secolo.
Il cuore della città medievale non si pone più come polarità esclusiva: piazza Walther, il salotto di Bolzano, con i suoi alberghi, ristoranti e caffè, diventa il nuovo centro ideale e geometrico della città ottocentesca.

E’ in questi anni di fine ‘800 che viene riscoperto l'ambiente naturale come un bene economico da salvaguardare e valorizzare. Passeggiate, trenini, funicolari, consentono di raggiungere i dintorni e le alture circostanti. Oltre il Talvera, nel verde della campagna di Gries, si moltiplicano le ville, gli alberghi e le case di cura frequentati dall'aristocrazia mitteleuropea.

Tra il 1843 e il 1848 anche a Bolzano vengono inaugurate le prime manifatture che sfruttano l'energia idroelettrica prodotta dal torrente Talvera.
Prima come città commerciale, poi come città turistica, Bolzano manifesta un rifiuto molto radicato verso l’insediamento dell’industria manifatturiera, vista come elemento estraneo e, spesso, apertamente avversata dalle istituzioni politiche cittadine.


1919 - una nuova storia nello Stato italiano
1919Alla fine della Prima Guerra Mondiale, con il trattato di pace di St. Germain (1919) il confine italo-austriaco è portato al Brennero, con l'annessione della parte meridionale del Tirolo al Regno d'Italia.

Con l'istituzione della nuova provincia prende il via la prima fase di forte immigrazione di popolazione italiana, presente da sempre in città sia tra i commercianti che tra i lavoratori agricoli, artigiani ed edili ma anche, ad esempio, tra i ferrovieri.
L’arrivo dello Stato italiano vede il trasferimento nella città capoluogo di impiegati e funzionari, destinati a costituire i nuovi quadri amministrativi dello Stato e dell'Esercito.

La seconda fase di immigrazione italiana ha inizio negli anni ’30, parallelamente alla realizzazione della zona industriale che nasce in relazione alla notevole disponibilità di energia idroelettrica sul territorio, importante per le lavorazioni, in particolare, dell'acciaio e del magnesio. Facendone una città industriale, Mussolini impone a Bolzano un ruolo che le era storicamente estraneo. 

La città, dunque, subisce un cambiamento visibile e forte nel tessuto sociale e nel suo aspetto esteriore.
Si espropriano vaste aree di terreno agricolo per realizzarvi grandi fabbriche (Lancia, Acciaierie, Montecatini, …), ma anche strade e nuovi quartieri per operai e per impiegati e funzionari.

L’Urbanista Piccinato studia un nuovo Piano Regolatore. Nasce il quartiere che attornia il Monumento alla Vittoria, il corso Libertà ed il corso Italia (allora, rispettivamente, corso Impero e corso Littorio), si congiunge l’antico Comune limitrofo di Gries con Bolzano. Lo stile architettonico razionalista utilizzato è quello moderno in tutta Europa.
Si realizza un quartiere pensato per quei nuovi operai che vengono dall’occupazione agricola (detto delle Semirurali, edifici assai spartani a due piani con annesso piccolo orto/giardino) e altri, sempre a carattere popolare, ma a struttura edile di tipo urbano.
Verso il centro città si realizzano, invece, alloggi di maggior prestigio destinati agli impiegati ed ai dirigenti che si trasferiscono nella città.
Così Bolzano vive una stagione di grande crescita urbana ed una notevole vivacità imprenditoriale.

La maggioranza della popolazione del territorio provinciale rimane nettamente di lingua e cultura tedesca. Una evidente incongruenza nell'Europa dei nazionalismi.
Ecco che, nella seconda metà degli anni ’30 fascismo e nazismo concordano la soluzione aberrante di favorire il trasferimento della popolazione locale di lingua tedesca verso i nuovi territori occupati da Hitler (si pensa alla Galizia, alla Boemia, alla Slesia). Una crudele soluzione dell’attrito esistente tra italiani e sudtirolesi in questa terra di confine che, per fortuna, non avrà successo.
Molti "opteranno", soprattutto quanti hanno poco da perdere, ma saranno pochi tra loro quelli chhe verranno fatti partire realmente (per poi, comunque, rientrare quasi tutti alla fine della guerra ottenendo dallo Stato italiano il recupero di quanto ceduto al momento dell’"opzione").

La seconda guerra mondiale tocca Bolzano con i bombardamenti anglo-americani e con la vicenda dell’aberrante persecuzione degli ebrei per i quali a Bolzano si allestisce un campo di transito nella zona di via Resia dal quale passano molti ebrei italiani (ed anche molti deportati per motivi politici) destinati all'internamento nei campi di concentramento del Reich.

Dopo l’8 settembre (l’armistizio tra il governo italiano e gli Alleati), Bolzano viene incorporata nell’Alpenvorland che il Gauleiter Hofer governa da Innsbruck.
La Resistenza contro il nazismo fa le sue vittime anche a Bolzano: Manlio Longon (direttore di uno stabilimento della "Zona" che è a capo dei "partigiani" locali) viene torturato ed assassinato dalla Gestapo all'interno dell'edificio del Comando militare.
Un gruppo di operai della fabbrica di veicoli Lancia vengono fucilati al muro dello stabilimento a causa del loro rifiuto di collaborare nella produzione bellica con i nazisti.
Alla fine del conflitto, a Merano, un corteo che festeggia la ritirata dei soldati nazisti e la fine della guerra, viene disperso dai militari in divisa tedesca a colpi di mitra, con una vera e propria caccia all'italiano tra le vie della città e con numerosi cadaveri che rimangono sulla strada.


La città stretta nell'autonomia
stretta autonomia(Nell'immagine la firma del "patto" Degasperi-Gruber (1947)).

La terza immigrazione in provincia di Bolzano di popolazione originarie da altre regioni d’Italia avviene dopo la fine della guerra, negli anni ’50.

Nella seconda metà degli anni '70 lo sviluppo economico/produttivo di Bolzano viene spento in seguito alle linee di sviluppo locale che si  affermano nella Giunta provinciale, impedendo, con decisioni politiche, il suo sviluppo urbano.
Da allora la città marca sempre più il proprio ruolo di capoluogo burocratico-amministrativo della Provincia Autonoma, sorta sulla base di quello Statuto Speciale di Autonomia introdotto dallo Stato italiano nel 1948 su base regionale, e poi profondamente innovato nel 1972 con la valorizzazione del ruolo della Provincia.

L’autonomia politica della città capoluogo viene via via compressa dallo svilupparsi di un forte dirigismo della Provincia, conseguente alla delega di estesi poteri amministrativi e di rilevanti mezzi di bilancio alla Giunta provinciale, come previsto nel secondo Statuto d’Autonomia. 

Il rapporto tra lo Stato e la Provincia vive momenti conflittuali come anche fasi nelle quali l'influenza sugli equilibrii parlamentari degli eletti SVP comporta l'instaurarsi di rapporti dai quali conseguono tensioni a livello locale.

(Nell'immagine sotto: il Presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi con il Vescovo Gargitter  a Bolzano (1986))
stretta autonomia2
Bolzano sta tornando in questi ultimi anni ad essere un punto di riferimento grazie ad iniziative di richiamo turistico/folcloristico particolarmente riuscite ed all’apertura del Museo Archeologico che contiene la mummia di Ötzi, il nostro antenato di più di 5mila anni fa, arrivato in ottimo stato di conservazione fino ai nostri giorni nel ghiaccio del Similaun.

Anche l’apertura del Nuovo Teatro Comunale, fortemente voluto dal Comune, progettato da un maestro dell’architettura italiana, Marco Zanuso, oltre ad arricchire l’aspetto estetico della città, ha le potenzialità per fare di Bolzano una città di richiamo anche per eventi artistici.

Nuova dinamicità sociale è venuta anche dall'apertura della Università, caratterizzata dalla scelta del pluriliguismo nella docenza (inglese, tedesco, italiano).

Queste ed altre altre iniziative hanno posto le basi perchè Bolzano possa essere una città della  ricchezza intellettuale e della vivacità sociale (dimensioni di cui la città soffre per l'eccesso di chiusura nell'autosufficienza) che le possono darle un nuovo ruolo nell'Europa del XXI secolo.
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