LE ORIGINI DI BOLZANO
BOLZANO CITTA' SENZA MURA
L'800 TRA NAPOLEONE E LA FINE DEGLI ASBURGO
1919 UNA NUOVA STORIA NELLO STATO ITALIANO
LA CITTA' STRETTA NELL'AUTONOMIA



Le origini di Bolzano

origini bolzanoDove oggi ferve la vita della moderna Bolzano, circa 2.000 anni fa si trovava la statio di Pons Drusi che controllava lo svincolo tra la strada del Brennero e la via Claudia Augusta.
Persa l’originaria funzione strategica e militare, queste strade diventano in seguito la condizione di sviluppo dei traffici e dei commerci, favorendo lo sviluppo economico e culturale della regione.
Le condizioni che determinano l'insorgenza di un nucleo urbano nella piana di Bolzano si manifestano dopo l'anno 1000, quando il Principe Vescovo di Trento decide di fondarvi un mercato espropriando uno dei molti appezzamenti di proprietà di ordini religiosi. Bolzano nasce e si sviluppa in funzione del mercato, la cui presenza definisce la città medievale, la sua identità, il suo senso economico, sociale e culturale.

Le case-magazzino dei mercanti vengono costruite una vicina all’altra in una sequenza di particelle strette e profonde disposte a pettine lungo un'unica via, la Marktgasse (il mercato stradale), utilizzata nello stesso tempo sia per il transito che per il commercio, caratterizzata da portici di una certa altezza. Il nucleo dei Portici era chiuso a est dalla Niedertor (la porta inferiore) e all'estremità opposta dalla Obertor (la porta superiore).
Una terza porta, sul fianco meridionale della città, consentiva l'accesso direttamente al castello vescovile che, distinto rispetto alle case dei mercanti tedeschi ed italiani (veneziani e lombardi, ma anche fiorentini), ospitava nel suo cortile (oggi la piazza del Grano) la gogna e la pesa pubblica.
La città murata contava circa 100 case ed era suddivisa in sei quartieri da stretti vicoli, che servivano anche da barriera contro la propagazione degli incendi.

Bolzano, città senza mura
bolzano città senza muraNel Medioevo Bolzano era conosciuta in tutta Europa come la "città delle quattro fiere", mercati annuali di importanza internazionale.
Fiere e mercati si svolgevano sotto le arcate dei Portici, detti nel Medioevo Gewölben. La via dei Portici era chiamata semplicemente Unten den Gewölben.
Al tempo delle fiere, che richiamavano a Bolzano numerosi mercanti sia dall'Italia che dai paesi tedeschi, i due lati dei Portici erano conosciuti come Welsche Gewölbe e Deutsche Gewölbe.

Nella seconda metà del XIII secolo i conti di Tirolo si impadroniscono della maggior parte delle terre appartenenti ai Principi Vescovi di Trento. Nel 1277 Bolzano, sconfitta dopo un lungo assedio da Mainardo di Tirolo, viene privata per sempre delle sue strutture difensive, simbolo e orgoglio di ogni città medievale: le mura di cinta e le fortificazioni del castello sono smantellate, le torri abbattute, i fossati riempiti dalle macerie.
Bolzano, da allora, non avrà più delle mura a chiuderla.

Dalle rovine, Bolzano nasce rinnovata. Il cuore della città mercantile rimane la Marktgasse, dove vivono i Laubenkönige, i ricchi mercanti bolzanini, luogo privilegiato degli scambi e della vita istituzionale. Sotto le volte dei Portici, con cadenza quadriennale, si organizzano le famose fiere e a metà del tratto superiore, nel quattrocento, si costruisce il municipio in stile gotico con le caratteristiche arcate ogivali.

Il mercato dei contadini si sposta in piazza delle Erbe, che prende il ruolo di piazza contadina.

Le attività complementari al commercio tendono a concentrarsi in determinate zone e strade, da cui prendono il nome le vie Bottai, Carrettai e Conciapelli.

Molti gli alberghi e le osterie, mentre gli impianti produttivi ritenuti pericolosi o nocivi, sono relegati am Rain, ai margini dell'abitato, in via della Rena, via Conciapelli e via dei Molini.

Bolzano subisce un forte colpo alla sua funzione quando la guerra tra gli Asburgo e Venezia compromette la libera circolazione delle merci, penalizzando fortemente i mercanti italiani, ai quali un nuovo ordinamento fieristico del 1488 toglie la cittadinanza.
Quando l'economia mercantile è ormai in declino in tutta Europa, grazie ai benefici del Privileggio Claudiano (dell’imperatrice Claudia De’Medici del 1634), le fiere di Bolzano vivono un momento di rinnovata fortuna. Sorgono nuovi palazzi, le antiche case mercantili vengono soprelevate e rinnovate secondo lo stile dell'epoca. La città barocca trova la sua strada più rappresentativa nella via della Mostra.

Piazza delle Erbe acquista grande vitalità. Il municipio trova qui la sua nuova sede; la berlina, spostata nel greto del Talvera, lascia nel 1777 il posto alla barocca fontana del Nettuno. All'angolo dell'Osteria al Sole d'Oro si trovano gli abbeveratoi e i lavatoi; dietro la piazza, in vicolo delle Erbe, è situata invece la stazione di posta con le sue scuderie.
Il tribunale viene trasferito in via della Mostra, nell'edificio che ora ospita il ristorante Fink.
Nel 1630 Bolzano conta circa 420 case, salite a 460 nel 1750.


L'800 tra Napoleone e la fine degli Asburgo
800Tra il 1774 e il 1814 Bolzano viene più volte occupata da eserciti nemici. Dopo secoli sotto la casa d'Austria, il Tirolo meridionale è assegnato prima ai bavaresi (1805), quindi al napoleonico Regno d'Italia (1809) con il nome di Dipartimento dell'Alto Adige, per ritornare nel 1815 sotto il governo asburgico.

In città si conservano ancor oggi, ad esempio nell’antico Hotel Luna, tracce di quest’epoca e testimonianze della figura di Andreas Hofer, il capo delle truppe irregolari tirolesi che combatterono in nome degli Asburgo contro i bavaresi, alleati dei francesi.

La "città delle quattro fiere" risente notevolmente delle conseguenze delle guerre napoleoniche. Privata dei privilegi e dell'autonomia che tradizionalmente le erano garantiti dal mercato, Bolzano è ridotta ad una piccola città di provincia ai margini dell'Impero.

I presupposti per un nuovo, decisivo mutamento vengono a crearsi nel 1859 con l'inaugurazione della Südbahn, il tronco ferroviario che collega Bolzano con Verona, prolungato fino al Brennero nel 1867.
A sud della città antica nascono nuovi quartieri residenziali nei quali si trasferiscono le classi medio-alte; ciò apre la strada ad un diffuso stato di abbandono e di degrado del nucleo storico. Le antiche case mercantili vengono così occupate da parte dei ceti più poveri, fenomeno che sta rientrando solo in questi ultimi anni del XX secolo.
Il cuore della città medievale non si pone più come polarità esclusiva: piazza Walther, il salotto di Bolzano, con i suoi alberghi, ristoranti e caffè, diventa il nuovo centro ideale e geometrico della città ottocentesca.

E’ in questi anni di fine ‘800 che viene riscoperto l'ambiente naturale come un bene economico da salvaguardare e valorizzare. Passeggiate, trenini, funicolari, consentono di raggiungere i dintorni e le alture circostanti. Oltre il Talvera, nel verde della campagna di Gries, si moltiplicano le ville, gli alberghi e le case di cura frequentati dall'aristocrazia mitteleuropea.

Tra il 1843 e il 1848 anche a Bolzano vengono inaugurate le prime manifatture che sfruttano l'energia idroelettrica prodotta dal torrente Talvera.
Prima come città commerciale, poi come città turistica, Bolzano manifesta un rifiuto molto radicato verso l’insediamento dell’industria manifatturiera, vista come elemento estraneo e, spesso, apertamente avversata dalle istituzioni politiche cittadine.


1919 - una nuova storia nello Stato italiano
1919Alla fine della Prima Guerra Mondiale, con il trattato di pace di St. Germain (1919) il confine italo-austriaco è portato al Brennero, con l'annessione della parte meridionale del Tirolo al Regno d'Italia.

Con l'istituzione della nuova provincia prende il via la prima fase di forte immigrazione di popolazione italiana, presente da sempre in città sia tra i commercianti che tra i lavoratori agricoli, artigiani ed edili ma anche, ad esempio, tra i ferrovieri.
L’arrivo dello Stato italiano vede il trasferimento nella città capoluogo di impiegati e funzionari, destinati a costituire i nuovi quadri amministrativi dello Stato e dell'Esercito.

La seconda fase di immigrazione italiana ha inizio negli anni ’30, parallelamente alla realizzazione della zona industriale che nasce in relazione alla notevole disponibilità di energia idroelettrica sul territorio, importante per le lavorazioni, in particolare, dell'acciaio e del magnesio. Facendone una città industriale, Mussolini impone a Bolzano un ruolo che le era storicamente estraneo. 

La città, dunque, subisce un cambiamento visibile e forte nel tessuto sociale e nel suo aspetto esteriore.
Si espropriano vaste aree di terreno agricolo per realizzarvi grandi fabbriche (Lancia, Acciaierie, Montecatini, …), ma anche strade e nuovi quartieri per operai e per impiegati e funzionari.

L’Urbanista Piccinato studia un nuovo Piano Regolatore. Nasce il quartiere che attornia il Monumento alla Vittoria, il corso Libertà ed il corso Italia (allora, rispettivamente, corso Impero e corso Littorio), si congiunge l’antico Comune limitrofo di Gries con Bolzano. Lo stile architettonico razionalista utilizzato è quello moderno in tutta Europa.
Si realizza un quartiere pensato per quei nuovi operai che vengono dall’occupazione agricola (detto delle Semirurali, edifici assai spartani a due piani con annesso piccolo orto/giardino) e altri, sempre a carattere popolare, ma a struttura edile di tipo urbano.
Verso il centro città si realizzano, invece, alloggi di maggior prestigio destinati agli impiegati ed ai dirigenti che si trasferiscono nella città.
Così Bolzano vive una stagione di grande crescita urbana ed una notevole vivacità imprenditoriale.

La maggioranza della popolazione del territorio provinciale rimane nettamente di lingua e cultura tedesca. Una evidente incongruenza nell'Europa dei nazionalismi.
Ecco che, nella seconda metà degli anni ’30 fascismo e nazismo concordano la soluzione aberrante di favorire il trasferimento della popolazione locale di lingua tedesca verso i nuovi territori occupati da Hitler (si pensa alla Galizia, alla Boemia, alla Slesia). Una crudele soluzione dell’attrito esistente tra italiani e sudtirolesi in questa terra di confine che, per fortuna, non avrà successo.
Molti "opteranno", soprattutto quanti hanno poco da perdere, ma saranno pochi tra loro quelli chhe verranno fatti partire realmente (per poi, comunque, rientrare quasi tutti alla fine della guerra ottenendo dallo Stato italiano il recupero di quanto ceduto al momento dell’"opzione").

La seconda guerra mondiale tocca Bolzano con i bombardamenti anglo-americani e con la vicenda dell’aberrante persecuzione degli ebrei per i quali a Bolzano si allestisce un campo di transito nella zona di via Resia dal quale passano molti ebrei italiani (ed anche molti deportati per motivi politici) destinati all'internamento nei campi di concentramento del Reich.

Dopo l’8 settembre (l’armistizio tra il governo italiano e gli Alleati), Bolzano viene incorporata nell’Alpenvorland che il Gauleiter Hofer governa da Innsbruck.
La Resistenza contro il nazismo fa le sue vittime anche a Bolzano: Manlio Longon (direttore di uno stabilimento della "Zona" che è a capo dei "partigiani" locali) viene torturato ed assassinato dalla Gestapo all'interno dell'edificio del Comando militare.
Un gruppo di operai della fabbrica di veicoli Lancia vengono fucilati al muro dello stabilimento a causa del loro rifiuto di collaborare nella produzione bellica con i nazisti.
Alla fine del conflitto, a Merano, un corteo che festeggia la ritirata dei soldati nazisti e la fine della guerra, viene disperso dai militari in divisa tedesca a colpi di mitra, con una vera e propria caccia all'italiano tra le vie della città e con numerosi cadaveri che rimangono sulla strada.


La città stretta nell'autonomia
stretta autonomia(Nell'immagine la firma del "patto" Degasperi-Gruber (1947)).

La terza immigrazione in provincia di Bolzano di popolazione originarie da altre regioni d’Italia avviene dopo la fine della guerra, negli anni ’50.

Nella seconda metà degli anni '70 lo sviluppo economico/produttivo di Bolzano viene spento in seguito alle linee di sviluppo locale che si  affermano nella Giunta provinciale, impedendo, con decisioni politiche, il suo sviluppo urbano.
Da allora la città marca sempre più il proprio ruolo di capoluogo burocratico-amministrativo della Provincia Autonoma, sorta sulla base di quello Statuto Speciale di Autonomia introdotto dallo Stato italiano nel 1948 su base regionale, e poi profondamente innovato nel 1972 con la valorizzazione del ruolo della Provincia.

L’autonomia politica della città capoluogo viene via via compressa dallo svilupparsi di un forte dirigismo della Provincia, conseguente alla delega di estesi poteri amministrativi e di rilevanti mezzi di bilancio alla Giunta provinciale, come previsto nel secondo Statuto d’Autonomia. 

Il rapporto tra lo Stato e la Provincia vive momenti conflittuali come anche fasi nelle quali l'influenza sugli equilibrii parlamentari degli eletti SVP comporta l'instaurarsi di rapporti dai quali conseguono tensioni a livello locale.

(Nell'immagine sotto: il Presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi con il Vescovo Gargitter  a Bolzano (1986))
stretta autonomia2
Bolzano sta tornando in questi ultimi anni ad essere un punto di riferimento grazie ad iniziative di richiamo turistico/folcloristico particolarmente riuscite ed all’apertura del Museo Archeologico che contiene la mummia di Ötzi, il nostro antenato di più di 5mila anni fa, arrivato in ottimo stato di conservazione fino ai nostri giorni nel ghiaccio del Similaun.

Anche l’apertura del Nuovo Teatro Comunale, fortemente voluto dal Comune, progettato da un maestro dell’architettura italiana, Marco Zanuso, oltre ad arricchire l’aspetto estetico della città, ha le potenzialità per fare di Bolzano una città di richiamo anche per eventi artistici.

Nuova dinamicità sociale è venuta anche dall'apertura della Università, caratterizzata dalla scelta del pluriliguismo nella docenza (inglese, tedesco, italiano).

Queste ed altre altre iniziative hanno posto le basi perchè Bolzano possa essere una città della  ricchezza intellettuale e della vivacità sociale (dimensioni di cui la città soffre per l'eccesso di chiusura nell'autosufficienza) che le possono darle un nuovo ruolo nell'Europa del XXI secolo.
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